VEDI ALLA VOCE RIVOLUZIONE

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I candidati in posizione eleggibile della c.d. società civile, per la lista Rivoluzione Civile, sono stati scelti direttamente da Antonio Ingroia e dal suo staff; quelli dei partiti sono stati invece concordati e ripartiti tra le liste dagli stessi partiti, nei diversi territori, secondo logiche spartitorie in ambito nazionale e locale; che saranno ancora più evidenti, a votazioni avvenute, con la ritrazione strategica del capolista e di altri candidati per far posto ad altri.

Inutili dunque le assemblee territoriali provinciali e regionali di Cambiare si può, inclusive e partecipate; in Sardegna come nelle altre regioni. Si sarebbe potuto dare un importante segnale di cambiamento, ma non è stato fatto. Ma un’altra cosa poteva essere fatta, in seconda battuta: assemblee aperte con la partecipazione di cittadini, partiti in lista e movimenti, per scegliere assieme i candidati.  Occasione importante per sanare, in un confronto partecipato, il vizio di rappresentanza che ha allontanato sempre più i cittadini dalla politica, saldando un rapporto nuovo di fiducia e di cooperazione necessario per affrontare sfide importanti, per le quali non sarà sufficiente il solo consenso, ma un partecipazione e condivisione ampia, dal basso.  Ma nemmeno questo è stato fatto.

Anche queste elezioni, anche questa nuova lista di Antonio Ingroia hanno dunque confermato una palese continuità di metodo e di prassi con le elezioni precedenti e con le altre liste. Non solo, come già detto,   per la scelta verticistica dei candidati, incurante delle proposte della comunità, ma anche per quell’affidarsi, in modo berlusconiano (per i candidati della società civile), alla notorietà mediatica quale criterio supremo di scelta, piuttosto che a quello delle competenze e della rappresentatività reale. Giusto, dunque, proporre candidati simbolo, ma a condizione che fossero ascoltati i territori, e che le persone prescelte potessero assolvere con piena consapevolezza il ruolo richiesto all’interno del più importante organo dello Stato, senza dover essere “guidati” dai capigruppo o sopraffatti dalle mille astuzie degli inquilini plurimandatari di Montecitorio e Palazzo Madama. Ma nemmeno questo è stato fatto.

Il principio che “La sovranità appartiene al popolo”, come recita la Costituzione, resta una chimera e una menzogna che si perpetuano ormai da decenni; sempre più inaccettabili. Al di là dei nomi posti d’imperio in cima alla lista, buoni e meno buoni, rappresentativi o poco più che monadi nei territori, non resta dunque che valutare, da qui al 24 febbraio, ed oltre, altri aspetti di questa nuova lista: il programma e le risposte sui grandi temi che si stanno già anticipando in campagna elettorale, la condotta complessiva del candidato premier e degli altri candidati sul piano etico e della coerenza, nelle parole e nei fatti.

Il programma, pur non ancora definito, evidenzia indubbiamente una diversità di soluzioni nei temi dell’economia, della politica e della legalità rispetto agli altri partiti, marcando tratti di inequivocabile  alternativa sul fronte antiliberista e della discontinuità con le politiche di governo fino ad ora adottate. Un programma politico ed economico, però,  per essere attuato richiede una maggioranza parlamentare, obiettivo per ora inarrivabile per questa nuova lista. Non resta che l’attesa  di una forte, energica rappresentazione in Parlamento degli obiettivi politici preannunciati nel programma (ripeto, non ancora formalizzato), per la quale però è necessaria una coesione interna tra i partiti in lista col corale sostegno di milioni di cittadini. Non sarà pertanto ininfluente il porsi mediatico di Rivoluzione civile nelle prossime quattro, cinque settimane, per una possibile affermazione politica –data intorno al 4/5%- o il suo inabissamento tra i molti tentativi non riusciti, prevalendo il voto utile a naso turato.

Nulla deve darsi per scontato. Ma non è più tempo di slanci fideistici e nemmeno di voti catatonici per scongiurare il ritorno delle destre, che darebbero un colpo di grazia al disperato bisogno di cambiamento; che esige più che mai nuovi metodi e nuove politiche, e ben altre sensibilità e valori da portare dentro le istituzioni, nelle scelte che ci coinvolgono visceralmente.  Rivoluzione civile resta però al momento l’unica alternativa politica al quadro disperante che si profila a destra e a centro sinistra, ma viste le premesse dovrà recuperare molto in affidabilità nei termini anzidetti, per ottenere, prima, il voto di milioni di persone sfiduciate e attente, e, poi, per conquistare sul campo di dure battaglie il sostegno e il coinvolgimento  della vasta galassia di cittadini e movimenti  rimasti inascoltati e delusi. (gn)

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2 responses to this post.

  1. ci sono ormai una carretta per il trasporto dei cadaveri
    un carrozzone per le belve da fiera
    una carrozza per il re di denari o i suoi giullari
    AI PROBLEMI dopo la spartizine delle ultime carni non interessa a nessuno.
    Il paese pro-cede

    Rispondi

  2. Grazie, Fernanda.
    Siamo qui a tifare, come sempre, per il meglio, malgrado la storia miserrima; e per ciò che serve la veglia. Ciao. Giovanni

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