Antonio FIORI. Nel verso ancora da scrivere.

 

Antonio Fiori è nato nel 1955 a Sassari, dove vive e si occupa di poesia.
Al suo attivo, oltre a prestigiosi premi letterari, collaborazioni a riviste specialistiche (tra tutte, Poesia e l’immaginazione), sei raccolte poetiche e la presenza in varie antologie. Le sue pubblicazioni: Almeno ogni tanto (Milano, 1998), Sotto mentite spoglie (Manni, 2002), La quotidiana dose (LietoColle, 2006), Trattare la resa (LietoColle – collana Solodieci  – 2009), La strada da scegliere (Clepsydraedizioni, e-book – 2009), In merceria (Carlo Delfino editore – 2012)

La nuova raccolta contiene poesie edite e inedite scritte nell’arco di 18 anni: un tempo assai ampio, con cambiamenti stravolgenti e accelerazioni impensabili (la rete, i social network, la crisi economica e l’aumento delle povertà e della precarietà, le migrazioni, l’imbarbarimento xenofobo).

Scrivere di poesia è un’operazione irrinunciabile, per chi la legge e la scrive, perché parlare di poesia vuol dire parlare di noi, dei nostri sentimenti, dei nostri valori, dei nostri sogni, delle nostre vicende personali, e del mondo che ci circonda e pervade, segnando talvolta il nostro destino. La poesia, allora, non è solo poesia, ma un tentativo spesso eroico di resistenza individuale, che in quanto tale ci impone una veglia smisurata, e attenzione, capacità di analisi,  selettività e sensibilità non ordinarie. Un esercizio quotidiano, una “dose quotidiana”, per usare un’espressione fioriana, che ci fa sopravvivere alla menzogna e al superfluo, che ci richiama costantemente alla nostra finitezza e infinitesimalità di uomini. E in Antonio Fiori questa consapevolezza è evidente, ben espressa nelle sue poesie, in cui anche la bellezza, il piacere, gli affetti, mostrano un retrogusto di malinconia, di dolore rattenuto, un senso di vanità. Talvolta felicemente mitigate o alternate con la leggerezza, l’ironia, la giocosità.

Parlare della poesia di Antonio Fiori è un compito facilitato dal fatto che essa è già passata sotto lo sguardo attento di autorevoli poeti e critici. Una poesia dunque di spessore, che si “presenta con il suo abito da sera  in pieno mattino “ (per dirla con Giorgio Linguaglossa); un poeta, il Nostro, che ha “un linguaggio  non di rado alto e desueto, da metrico resistente, in nome della poesia superstite, …ma a cui la vita sembra avergli imposto un di più di assenza, dolore e desiderio” (così scriveva Massimo Onofri); una vita che in un poeta non scorre mai invano, perché  assieme alle esperienze lascia anche segni e ferite, colmando la “dispensa dell’anima”,  per usare questa volta le parole di Angelo Mundula, una dispensa assai colma che origina l’urgenza espressiva, la cogenza poetica.

Scrive invece Giovanna Menegus, nel recensire questo nuovo libro sul blog  la Poesia e lo spirito: “La poesia di Antonio Fiori, così apparentemente lieve, misurata e sorridente, nasce e si alimenta tutta dalla dichiarazione e consapevolezza della propria insufficienza: «patisce / perché non può sciogliere / i nodi alla gola, per quanto tenti / da sola». O più esplicitamente: «Per dirla tutta la poesia non basta». L’accettazione del proprio limite – di una sorta di dolente, vigile impotenza – la anima sottilmente, in una tensione che è tanto morale (e religiosa), quanto sensibile e sensuale, amorosa, e detta misure per lo più brevi e composte sempre increspate dall’inquietudine, dai trasalimenti e le interrogazioni dell’umano vissuto.” Questo, Giovanna Menegùs

Il tempo, la memoria, l’amore, la fede, la quotidianità, i luoghi, le relazioni e le amicizie. Sono questi i temi  che ricorrono dentro questa raccolta.

La poesia di Antonio Fiori è un’intensa meditazione in versi, in un fluttuare tra memoria, come luogo dell’anima venato di nostalgia, e un oggi, come ho già accennato, pervaso di ansia e lucida consapevolezza. Ma in cui talvolta si insinua una bella luce aurorale, fisica ed emotiva (“Madre Terra”).

La sua poesia è anche canto e inno all’amore.  Un amore vissuto con trepidazione, impazienza, fame insaziata, attesa di contraccambio; ma anche ricco di sottili, delicati equilibri di presenza, di possesso, tra remore e ironia (Imperturbabili). Un amore forte, rattenuto con quel filo che cuce le carni, che impedisce il riaprirsi dei tagli, delle ferite, che unisce nonostante i tagli e che resiste (Il filo).

Immancabile la meta poesia. In “Vorrei”, la consapevolezza di come la poesia dovrebbe essere. L’ irrinunciabilità della “dose quotidiana”. Il poeta – critico come un medico analista che analizza e prescrive: qui la distensione del verso: “si distenda, coraggio, si distenda.” O l’augurio che lo si ami, il poeta, anche se l’amore finirà per concentrarsi solo sulle parole, perché l’autore “delude o è introvabile, e come noi è solo, da qualche parte.”

Altro tema importante è la fede, espressa con pudore: ma non perché viviamo tempi di compiaciuta rottamazione di valori e persone, ma perché ci si vergogna più della fede che dei peccati commessi (S’arriva a pregare).

Molte poesie principiano da accadimenti o da temi sospinti alla nostra attenzione dalla cronaca quotidiana.  Quadri pervasi spesso da ironia giocosa e amara (Testamenti)(“Ma se non so decidere che fare l’indomani / se svengo a ogni prelievo / e non faccio più esami / tengo chiuso il telefono / e non so se mi ami”).

E poi, i ricordi di città: Genova, Cagliari, Roma, Milano, Padova.

Non poteva mancare un ricordo di Angelo Mundula (“qualcuno mi chiama dall’alto/ e seppure prossimo –lui- alla meta / con infinita pazienza / s’attarda ogni volta / e mi aspetta”.

 

*

 

Il perché della corsa

 

L’auspicio è correre più veloci

tenere il ritmo d’ogni cosa ruoti

il passo leggero dei podisti

fermarsi senza essere visti

quel poco che basta a ripartire

-di nuovo nelle spire della corsa

così che sembri come un volta

più lento il moto del pianeta

-meno vuota la festa.

 

*

 

Il filo

 

Che cuciva le carni

che ne conteneva gli spasmi

che tratteneva la gioia che davi

e il decorso dei giorni preziosi

che impediva il riaprirsi dei tagli

che ci univa nonostante gli altri

che voleva, voleva legarci…

non è marcio, ancora resiste

ha un capo che tiro ogni tanto

-lo senti, amore, quel filo di voce

che arriva di nuovo, miracolo,

al tuo lontanissimo capo?

 

*

 

Non sai dire di no

 

Non sai dire di no, non sai quando fermarti

cerchi ancora la mappa, lo stradario dei fatti

imbocchi i vicoli chiusi, ritorni sui passi

non sai se un santo giri i tuoi occhi o i dannati.

 

Non sai nemmeno se tu sia l’autore del testo

della prima quartina o di questo verso stesso

eppure sai dove sei diretto, al cuore che palpita

alla fine, all’inizio, all’inevitabile capoverso.

 

*

 

S’arriva a pregare…

 

S’arriva a pregare di nascosto

più timorosi d’essere scoperti

che dei peccati commessi

e a chiedere una grazia

muti, da dietro i vetri.

 

*

 

Fuggire

 

Fuggire domande e manoscritto

-nascondersi un tempo indefinito

non avvertire, andarsene soltanto

 

Non salutare il figlio piccolino

-ti fermerebbe e salirebbe il rantolo

 

Disperdersi –credimi – è destino.

 

*

Antonio FIORI

Nel verso ancora da scrivere

Manni (2018)

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