ELEZIONI REGIONALI SARDE. SOTTO VOTO SPINTO

Considerati i numeri dell’affluenza alle urne verrebbe da pensare che la politica interessi solo a poco più di un sardo su due, tra gli aventi diritto al voto.  Ma forse a non interessare è il teatrino mediatico della politica, fatto più di chiacchiere e insulti che di confronto ampio e costruttivo finalizzato a dare soluzione ai grandi problemi. I risultati sono comunque quelli che sappiamo: il PD, partito più votato  col 13,48% dei voti, rappresenta il 7,27% della popolazione sarda avente diritto al voto, la trionfante Lega, il 6,1%, il PSd’Az il 5,3%, M5S, il 5,24%. L’intero centro sinistra, tolto il PD, il 9%. Con l’evidente debacle dei partiti indipendentisti, il cui 7,73% complessivo rappresenta il  4,17% dei sardi, e della Sinistra sarda (da me votata), che col 0,60% rappresenta lo 0,32% dei sardi.

Guardando i nomi e i volti dei futuri consiglieri regionali non ricordo chi, tra loro, abbia espresso pubblicamente – prima della campagna elettorale – un’idea, una proposta di cambiamento, una petizione (neppure per rivedere la legge elettorale sarda che ha mostrato i suoi perfidi meccanismi discriminatori persino sull’unica modifica alla legge riguardante la questione di genere), o partecipato ad una delle giuste lotte sui territori di questi ultimi anni. Tra loro , diversi indagati. In compenso, molte valide persone – per idee, competenze, qualità umane e passione autentica – sono state ancora una volta tagliate fuori.

La domanda su cosa ci si deve aspettare dalle nuove istituzioni regionali, al di fuori dell’ordinaria amministrazione e gestione del potere  – facendo memoria delle ultime giunte di centro destra e centro sinistra – trova una risposta scontata.  Molte le analisi sul voto lette in questi giorni. Ma la domanda che più mi interessa è un’altra: se, come e con chi è ancora possibile difendere i propri diritti di cittadino e di sardo al fuori dalle istituzioni;  consapevole  del senso di distanza e solitudine che credo accomuni molti sardi, anche tra coloro che hanno deciso di non votare, nel vedere le piazze e le urne che acclamano e premiano proprio le forze politiche che in questi anni hanno strappato via diritti e sogni, come brani di carne.

Non dobbiamo nutrire odio per tutto questo, naturalmente, ma nemmeno restare imperturbabili, ritenendo ciò normale, facente parte del gioco democratico, e che ti sono comunque cari anche quelli che ritengono  giusto abbandonare delle persone in mare, utilizzare le risorse pubbliche a vantaggio di lobby e privilegiati, impoverendo tutti gli altri, svendere o spargere cemento e veleni sulle coste e i territori dell’Isola, che vogliono impedirti – pur coi miserrimi dati del consenso, che abbiamo visto – di contribuire a deciderne anche tu il tuo destino; proprio mentre altre regioni chiedono o probabilmente otterranno un’autonomia piena e sostanziale, sul piano finanziario e politico, mentre la Sardegna dovrà accontentarsi di uno statuto vuoto e subalterno al protagonismo statale.

Giovanni Nuscis

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