LE NEBBIE DEL DIRITTO E LA PRESCRIZIONE


 

 

 

 

 

 

 

Il problema di garantire in tempi ragionevoli un esito (positivo, con una condanna, o negativo, con un’assoluzione) alla pretesa punitiva dello Stato, mette a nudo tutte le miserie e le contraddizioni della nostra organizzazione sociale.


Dice bene Giovanni Maria Flick, già ministro della Giustizia (il migliore che abbia conosciuto, a mio parere, avendo avviato con intelligenza una stagione importante di riforme interne al Ministero, interpretando correttamente il ruolo che la Costituzione attribuisce a tale funzione) quando ricorda che la sanzione penale è un’estrema ratio, e non è opportuno applicarla per ogni comportamento illecito. Molti fatti illeciti potrebbero essere infatti puniti con sanzioni amministrative forse più efficaci di quelle penali. Ad esempio, per la guida in stato di ebbrezza sarebbe sufficiente infliggere una sanzione pecuniaria consistente, con un altrettanto rilevante periodo di sospensione della patente, per procedere alla revoca della patente solo in caso di reiterazione del fatto.
Faccio questo esempio per evidenziare che i palazzi di giustizia sono stracarichi di procedimenti che si potrebbero evitare con scelte di politica criminale più avvedute, per buon senso ma anche per fantasia (anche qui come semplice esempio, perché non istituire albi pubblici, consultabili in rete, degli evasori fiscali?). Pubblicizzare i comportamenti sarebbe già una sanzione incisiva, da aggiungere anche a quella penale (per i reati sessuali, contro il patrimonio…). Si può sbagliare, e il tentativo di rieducare è d’obbligo, ma poi, in caso di fallimento di tale tentativo, a essere tutelata dovrà essere la comunità.

I processi sono inaccettabilmente lunghi anche perché a mancare è il personale amministrativo (solo per quello di magistratura sono infatti previsti reclutamenti periodici) in grado di presidiare tutte le fasi organizzative ed esecutive del lavoro giudiziario.
Le ragioni del rallentamento della macchina giudiziaria sono anche di carattere meramente tecniche, come, ad esempio, il ritardo nella notifica alle parti di un provvedimento, di cui spesso si perde la cartolina AR, o questa magari è illeggibile. In tempi tecnologici come questi ciò non è ammissibile. Se non si chiede la domiciliazione per le comunicazioni presso il proprio difensore, bisognerebbe almeno fornire un indirizzo di posta elettronica certificata, prevedendo tale obbligo per tutti.
È pertanto necessario un impegno straordinario del legislatore e del ministro della giustizia per rivedere interamente la politica criminale e il funzionamento degli uffici giudiziari, aprendo il confronto a tutti i soggetti portatori di interesse e di idee.

Nel frattempo, è giusto che a pagare tali disservizi non siano i cittadini, sia riguardo alla risposta dello Stato all’illegalità diffusa e sempre più efferata, sia riguardo al contenimento dentro giusti limiti temporali della pretesa punitiva dello Stato. Non si può abusare della vita, del tempo e della serenità delle persone.

 

 

2 responses to this post.

  1. Chapeau Giovanni!
    Concordo pienamente

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  2. Ciao Marta, lieto di risentirti. Grazie, a presto!

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