Archive for the ‘Articoli’ Category

CORONAVIRUS: TUTTI DENTRO, O QUASI.

 

La nottata che ha da passare non sarà breve. Anzi, si prevede lunga, tra periodi di tregua e recrudescenza dei contagi. Potremo riprendere fiato -secondo gli esperti- solo quando sarà possibile una vaccinazione efficace e diffusa. E non sarà questione di settimane, ma di mesi.

Intanto cosa facciamo? Noi, singolarmente, i professionisti, le imprese, le istituzioni pubbliche? Abbiamo dimostrato in moltissimi, in queste drammatiche settimane, di saper rinunciare alla nostra libertà e alle nostre esigenze, pur di contribuire a contenere al massimo i rischi di contagio. Potremmo addirittura fare di più, se le circostanze e il buon senso ce lo imponessero. Se le circostanze e il buon senso, appunto… Continua a leggere

ELEZIONI REGIONALI SARDE. SOTTO VOTO SPINTO

Considerati i numeri dell’affluenza alle urne verrebbe da pensare che la politica interessi solo a poco più di un sardo su due, tra gli aventi diritto al voto.  Ma forse a non interessare è il teatrino mediatico della politica, fatto più di chiacchiere e insulti che di confronto ampio e costruttivo finalizzato a dare soluzione ai grandi problemi. I risultati sono comunque quelli che sappiamo: il PD, partito più votato  col 13,48% dei voti, rappresenta il 7,27% della popolazione sarda avente diritto al voto, la trionfante Lega, il 6,1%, il PSd’Az il 5,3%, M5S, il 5,24%. L’intero centro sinistra, tolto il PD, il 9%. Con l’evidente debacle dei partiti indipendentisti, il cui 7,73% complessivo rappresenta il  4,17% dei sardi, e della Sinistra sarda (da me votata), che col 0,60% rappresenta lo 0,32% dei sardi. Continua a leggere

Ex Q. Testimone a difesa

ex q sassari

 

Se le bellezze naturali non fossero un dono liberamente godibile da tutti, perché appartenenti a qualcuno che le controlla e amministra a capriccio – un dominus o un gruppo sociale egemone (e in questa direzione ci siamo purtroppo incamminati) – chissà cosa proveremo bevendo a una fonte, camminando dentro un bosco, tuffandoci in uno specchio d’acqua. Così, entrando in uno spazio non nostro e non libero come un ufficio pubblico (Agenzia delle entrate, scuola, caserma, ospedale…). Con la differenza che queste strutture sono state costruite grazie alle nostre tasse e imposte, e che perciò sono anche nostre, e tali dovremmo sentirle. Considerando, in aggiunta, che siamo anche i datori di lavoro di coloro che in quelle strutture lavorano: occupanti e gestori provvisori di spazi preordinati a offrire un servizio. Continua a leggere

25 aprile 1945. Settant’anni dopo…

25aprile_cover

Cosa sta accadendo se in tanti ci ritroviamo a cingere affettuosamente col pensiero, dopo settant’anni, quegli artefici (per lo più inconsapevoli?) di pace e di civiltà, pensando ai loro pugni chiusi o ai palmi e agli sguardi protesi al cielo e al futuro, al loro lavoro sporco, alle poche, salde parole che hanno animato milioni di braccia, negli anni, e un’attesa  di giustizia che ancora oggi – pur confusi, stressati e impoveriti – ci pervade? Il mondo si è fatto liquido, e nel cambio incessante di scenario cerchiamo i pochi punti fermi che ci restano, guardando a ritroso.

In un tempo sovraccarico di eventi, vorticoso e in presa diretta, che trasforma le nostre esistenze, non il presente, questo presente, può darci la misura e il senso del nostro esserci.
Qualche giorno fa, a Sassari, Gustavo Zagrebelsky in tema di globalizzazione ha parlato di cornici venute meno e dell’impossibilità, pertanto, di costruire un ordito organizzativo sociale, politico, culturale; cornici senza le quali tutto si confonde e disperde, tutto diviene impossibile. Zagrebelsky ha parlato anche di dittatura del presente che impedisce alla politica di porsi dei fini alti, di elaborare progetti sociali con immaginazione e creatività. Una politica destinata pertanto a restare nella contingenza, nel pesante e vacuo groviglio dell’ordinaria amministrazione.
Le prime cornici ad essere saltate, a ben vedere, sono quelle individuali, interiori, identitarie, che se da un lato ci fanno sentire espansi e onnipresenti, in realtà, ci chiudono nella gabbia di un presente pervasivo e schiacciante, marginalizzando in noi la memoria delle esperienze passate (personali e sociali), rendendo arduo il sognarci oltre l’oggi e dentro un progetto ed un modello di vita migliore dell’attuale. Continua a leggere

IN RICORDO DI GIANMARIO LUCINI (1953 – 2014)

1414573075-0-muore-il-poeta-gianmario-lucini-una-perdita-da-non-perdere

La notizia della scomparsa di Gianmario Lucini mi ha molto scosso, per l’affetto e la stima di anni, per il dono grande del suo ascolto e della sua dedizione alle mie poesie (da ultimo, mi aveva dedicato un quaderno monografico) e a quelle di centinaia di autori, per la sua generosità davvero rara ed esemplare. Ma la notizia ha scosso anche la comunità poetica, basti visitare la sua pagina Facebook. Mi mancherà e ci mancherà tanto la sua presenza mite e forte di uomo autentico, schietto e aperto, il suo essere artista e operatore culturale in un contesto sociale e culturale spesso ingrato e apatico.
Il lavoro di editore lo vedeva presente in molti angoli d’Italia, e anche a Sassari, dove si era lavorato assieme alla rappresentazione di un poemetto di David Turoldo, ma anche ad un incontro con gli studenti in occasione dell’uscita dell’antologia di poesie sulla mafia (L’impoetico mafioso), con la testimonianza di un magistrato amico di Falcone e Borsellino, e di presentazioni di altri libri.
Ci siamo ospitati a vicenda, e ho ancora vivido il ricordo di una lunga escursione sulle Orobie, i suoi silenzi e la sua sobrietà che me lo facevano sentire così affine. Continua a leggere

Ciao Leonardo…

leonardo sole

SE

Se qualche frammento

di me

da lontane origini

se qualche filamento

un fiocco

di nuvola

se lo sguardo rappreso

un sogno

di lumaca

che brilla sull’erba

se l’ultima cellula

memore

non vinta

se un’ombra lieve

di foglia che vibra

e non cade

viaggerò di luce in luce

come un acrobata

che innanzi a sé lancia

la corda su cui cammina

* Continua a leggere

FUORI DALLA SCENA

Berlusconi è fuori dal Parlamento – ed era ora – ma non dalla politica e dalle relazioni che la condizionano. Continuerà infatti a comprare uomini e decisioni istituzionali, inevitabile dark side della democrazia, per cui dieci opportunisti o venduti conteranno più di nove elettori liberi e consapevoli. I soldi sono determinanti per vincere le elezioni, e sono determinanti i media che egli possiede e controlla da trent’anni, e che nessuno riesce a togliergli nemmeno in parte. I programmi “intelligenti” e di “svago” delle sue reti e di quelle Rai hanno martellato nelle generazioni il mantra che si può vivere senza cultura, disinteressandosi di tutti e di tutto introflessi solo sui propri piaceri. Basta essere furbi e spregiudicati, o avere un corpo attraente e qualche abilità non sempre nobile. Ha ridotto l’Italia in un paese dei balocchi, la dispersione scolastica è una delle conseguenze (circa 35.000 studenti delle medie inferiori e superiori fuori usciti dal sistema scolastico nell’anno scolastico 2011/2012). Continua a leggere