Archive for the ‘attualità’ Category

Buon 25 aprile! La Liberazione e altre liberazioni

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La festività del 25 aprile è legata a un evento ben preciso – la liberazione dell’Italia dall’occupazione degli ex alleati tedeschi e da un dittatura sfociata in una guerra folle.
Ma è indubbio che nella stagione in cui viviamo sia diffusamente avvertita la consapevolezza di un’opprimente ingiustizia sociale, di diritti lesi e denegati; e per quanto sia frequente l’abitudine a lamentarsi, di tutto, è però palpabile tale percezione, cogliendo nelle persone che incontriamo scontentezza, sfiducia, rabbia,  disperazione.
Per prima cosa dobbiamo perciò domandarci se tali stati d’animo sono infondati oppure giustificati da una reale situazione di disagio, e se in molti ci riconosciamo in essi. Perché accendendo la tivù e seguendo i telegiornali e i programmi delle tivù con le continue interviste e interventi del Capo del Governo l’Italia sembrerebbe, invece, un Paese che gode di ottima salute, ottimista e proiettato verso un  maggior benessere. Mentre chi si lamenta finisce per apparire un povero piagnone sfigato e malevolo, incapace di vedere il buono delle cose. Continua a leggere

17 aprile 2016. Campagna NON TRIV

“QUI SI (RI)FÀ LA DEMOCRAZIA O SI MUORE. PER UNA NUOVA PRATICA DEMOCRATICA” di Giovanni NUSCIS

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Il 9 e 10 gennaio si è tenuto a Bologna un incontro nazionale organizzato dall’associazione “PrimaLePersone, per l’Assemblea Permanente” dal titolo “Dalla rappresentanza politica all’autorappresentanza del mondo sociale”.

 

Chi ha partecipato all’incontro di Bologna, come lo scrivente, ha avuto la conferma che si sia imboccata finalmente la strada verso una qualità di relazioni e di pratiche politiche autenticamente democratiche, nel confronto e nelle decisioni. Senza per questo sottovalutare le difficoltà e le resistenze nel passaggio tra il sistema politico attuale (antidemocratico, corrotto, liberticida) e quello auspicato (inclusivo, aperto, fortemente etico, coerente con lo spirito e i principi della Costituzione repubblicana).

E come in ogni fase storica di decadenza – in larga parte segnata, nel nostro caso, dal modello economico impostoci (quello neoliberista, forte anche del condizionamento dell’informazione e del sistema culturale) che genera guerre, povertà, distruzione, avvelenamento dell’ambiente, spreco e depauperamento di risorse –  il seme di questa società in metastasi dovrà necessariamente morire perché si generi nuovo frutto. Continua a leggere

25 aprile 1945. Settant’anni dopo…

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Cosa sta accadendo se in tanti ci ritroviamo a cingere affettuosamente col pensiero, dopo settant’anni, quegli artefici (per lo più inconsapevoli?) di pace e di civiltà, pensando ai loro pugni chiusi o ai palmi e agli sguardi protesi al cielo e al futuro, al loro lavoro sporco, alle poche, salde parole che hanno animato milioni di braccia, negli anni, e un’attesa  di giustizia che ancora oggi – pur confusi, stressati e impoveriti – ci pervade? Il mondo si è fatto liquido, e nel cambio incessante di scenario cerchiamo i pochi punti fermi che ci restano, guardando a ritroso.

In un tempo sovraccarico di eventi, vorticoso e in presa diretta, che trasforma le nostre esistenze, non il presente, questo presente, può darci la misura e il senso del nostro esserci.
Qualche giorno fa, a Sassari, Gustavo Zagrebelsky in tema di globalizzazione ha parlato di cornici venute meno e dell’impossibilità, pertanto, di costruire un ordito organizzativo sociale, politico, culturale; cornici senza le quali tutto si confonde e disperde, tutto diviene impossibile. Zagrebelsky ha parlato anche di dittatura del presente che impedisce alla politica di porsi dei fini alti, di elaborare progetti sociali con immaginazione e creatività. Una politica destinata pertanto a restare nella contingenza, nel pesante e vacuo groviglio dell’ordinaria amministrazione.
Le prime cornici ad essere saltate, a ben vedere, sono quelle individuali, interiori, identitarie, che se da un lato ci fanno sentire espansi e onnipresenti, in realtà, ci chiudono nella gabbia di un presente pervasivo e schiacciante, marginalizzando in noi la memoria delle esperienze passate (personali e sociali), rendendo arduo il sognarci oltre l’oggi e dentro un progetto ed un modello di vita migliore dell’attuale. Continua a leggere

FUORI DALLA SCENA

Berlusconi è fuori dal Parlamento – ed era ora – ma non dalla politica e dalle relazioni che la condizionano. Continuerà infatti a comprare uomini e decisioni istituzionali, inevitabile dark side della democrazia, per cui dieci opportunisti o venduti conteranno più di nove elettori liberi e consapevoli. I soldi sono determinanti per vincere le elezioni, e sono determinanti i media che egli possiede e controlla da trent’anni, e che nessuno riesce a togliergli nemmeno in parte. I programmi “intelligenti” e di “svago” delle sue reti e di quelle Rai hanno martellato nelle generazioni il mantra che si può vivere senza cultura, disinteressandosi di tutti e di tutto introflessi solo sui propri piaceri. Basta essere furbi e spregiudicati, o avere un corpo attraente e qualche abilità non sempre nobile. Ha ridotto l’Italia in un paese dei balocchi, la dispersione scolastica è una delle conseguenze (circa 35.000 studenti delle medie inferiori e superiori fuori usciti dal sistema scolastico nell’anno scolastico 2011/2012). Continua a leggere

Buon 1° maggio! Un proposta per creare nuovo lavoro

Sul lavoro il nuovo Governo, leggendo le anticipazioni del neo premier e del ministro dell’economia, parrebbe accingersi a riproporre vecchie e ingannevoli ricette neoliberiste, che lungi dal creare nuova e valida occupazione (a tempo indeterminato e ragionevolmente risolutiva per i milioni di disoccupati e inoccupati) continueranno a sottrarre risorse pubbliche a vantaggio di imprese e banche. E’ necessario invece rompere con politiche inefficaci, pensando nuove forme di lavoro e con esso un nuovo modello sociale ed economico, nell’ottica di una più equa distribuzione della ricchezza e di un benessere diffuso.

I.     E’ in atto una guerra dura e inapparente per il permanere di un’egemonia economico finanziaria, in Italia come  nella maggior parte del pianeta. La posta in gioco è il denaro pubblico, i beni comuni e quelli personali di milioni di persone. I miliardi di euro, innanzitutto, di tasse ed imposte sempre più stritolanti per la maggior parte della popolazione; e il patrimonio immobiliare degli enti pubblici che si vuole svendere (terre e immobili demaniali, monumenti etc.) col pretesto di ridurre il debito pubblico; beni comuni come l’acqua, l’ambiente, la terra. Ma anche le risorse personali dei privati, che l’eccesso di tassazione, l’aumento incontrollato dei prezzi, il bisogno disperato di liquidità, la schiavitù del gioco d’azzardo, delle droghe, della prostituzione strappano via per andare a incrementare, in buona parte, i conti bancari di potenti lobbies o gruppi malavitosi; in modo spontaneo o attraverso il braccio impietoso degli enti di riscossione, o della giustizia civile. Continua a leggere

La casa comune non vuole il cappello – Guido Viale (Il Manifesto)

“…una revisione radicale dei vincoli di bilancio imposti dal patto di stabilità. Si tratta allora di promuovere in ogni territorio, in ogni città, in ogni quartiere, delle conferenze per mettere a punto progetti e iniziative che nessun governo centrale o regionale sarà mai in grado di definire; ma che è il modo migliore per dare concretezza alla proposta di Luciano Gallino di creare occupazione attraverso un vasto programma di opere pubbliche e di interventi locali.
Un programma ambizioso; ma soprattutto una “casa comune” per chi non intende accettare le scelte dell’establishment. E però, come impedire che della casa comune cerchi di appropriarsi qualcuno con le proprie truppe e le proprie bandiere per portarla ancora una volta a fondo?” Continua a leggere