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La cura degli assenti

 

 

Ci sono cose

che tardano a venire

come figli attesi

nella notte

 

Che trovo ormai

di me

 

Meglio mettere qualcosa

in salvo

riprendere la cura

degli assenti

 

Coprirsi

del proprio corpo

alle gelate.

 

*

 

 

Sono spoglia anche di me

di questo calibro banale

dei miei chiodi

dei contrassegni sovrapposti

dalle parole

 

Non costruisco più su

cancellature avverse

Sono il grafico

bendato delle mie ginocchia.

 

*

 

E’ la memoria delle mani calde

il vuoto degli assenti

le sere che non potevano aiutarci.

 

Di tutta l’impotenza

il posto delle cose

ferma

avanti

nel buio di uno stampo.

 

*

 

Ruote spuntate

 

Staranno sedute le loro anime

sul parapetto

fino a domani

senza le madri

 

Si può stare finoa domani

se non si ha più a mangiare

se non ci si può più svegliare

 

Ma i bambini sanno aspettare

senza le madri, le madri

tra il parapetto e il cielo

gambe su ruote spuntate

 

Ma se non si può più essere vivi

fino a domani

fino alle madri

non si può più morire.

 

*

 

Generazionale

 

Cosa abbiamo creduto

 

Lasciata in piedi

non so più ricadere

né rincorrere

una croce che manca

 

Inizio come te

sdottrinata

muta a dondolare.

 

*

 

Ma questa è

 

Ma questa è

la misura

Questo dolore tutto

da attraversare

 

con occhi

che sgranano il distacco

che spaiano il mistero

alle carezze

 

Partenze consapevoli

dal corpo

in cambio di niente

compongono distanze

 

Ricompense e furti

 

Misera di me

minacciata

pelle.

*

Talìa talìa

è l’ummira ca passa

e occhiu unn’arrisedi

 

Me matri facia tanti pinzera

cummigliava la notti e lu spaventu

 

E ora

abbissa stu mmurmuriarisi

di corpu

di fogli

a li spartenzi.

 

 

Guarda guarda/è l’ombra che passa/e occhio non si ferma//Mia madre faceva tanti pensieri/copriva la notte e lo spavento//Ed ora/indovina questo lamentarsi/del corpo/di foglie/ai distacchi.

 

 

 

 

 

 

Prefazione di Maurizio Cucchi

 

E’ una parola arcaica e ricca di energia, quella di Margherita Rimi. Una parola spesso ruvida, che si incide e affonda anche nel prevalente verso breve o brevissimo, che trova qui una piena giustificazione nello scandirsi faticoso e senza automatismi letterari della sua pronuncia: “Dalla trasparenza/delle mie ossa/guardo/il mio bacino/Salgo/sui miei piedi/intitolati a me”. Ed è una parola che arriva subito, che comunica con forza perché dice cose essenziali, nella sobria concisione estrema dei suoi modi. Dice del corpo e della sua imperfetta meraviglia; e del suo problematico aprirsi al mondo, all’altro e alle cose, specchio e conferma di ogni singola esistenza. E dice della morte, che ci consuma istante dopo istante, che è un’ombra che ci accompagna, non richiesta eppure irrinunciabile quanto decisiva. Ma che è non di meno il messaggio è il richiamo costante degli assenti, verso i quali dobbiamo conservare memoria e fedeltà. Più di ogni altra cosa, infatti, sanno radicare noi stessi in noi stessi e nelle nostre origini, che riaffiorano in questi versi anche nella controllata, discreta, ma efficace ripresa del dialetto, che  non a caso è chiamato a concludere il libro, tra l’altro in uno dei componimenti più belli, con quelle presenze decisive: l’ombra che passa, la madre e i suoi pensieri, la notte e lo spavento, il corpo e il distacco.

Insomma, un’opera di sostanza, in costante tensione, capace di arrivare al cuore delle cose con una felice asprezza espressiva.

 

 

 

Nota bio-bibliografica

 

Margherita Rimi è nata a Prizzi (PA) nel 1957, e risiede in provincia di Agrigento dove svolge attività di neuropsichiatra infantile.

Ha pubblicato Traccia d’interiorità (Cultura Duemila Editrice, Ragusa 1990) e Per non inventarmi (Kepos, Castelvetrano-Palermo 2001).

Suoi testi sono stati inseriti in diverse antologie, tra le quali: Il segreto delle fragole, Agenda  2001, Lietocolle 2000;  Contributi per la Storia della Letteratura Italiana – Il secondo novecento, tomo III, Guido Miano Editore 2004; Tanto gentile e tanto onesta pare, Book 2004.

Tra i riconoscimenti: vincitrice Premio GamondioPoesia, Castellazzo Bormida 2004; menzione di merito al Premio Lorenzo Montano 2003-2005-2006; finalista al Premio Carver, Roma 2004; segnalazione Premio Maria Marino, Caltagirone 2005 e Premio Senigallia Spiaggia di velluto 2006.

Margherita RIMI – La cura degli assenti

Lietocolle, 2007

Prefazione di Maurizio Cucchi

 

Progetto LIRes – Presentazione di Marco SCALABRINO

Collana LIReS

                                             COLLANA

del Progetto L.I.Re.S. 2006

 

 

La collana che viene presentata oggi, destinata a essere diffusa nelle Scuole della nostra Isola, è il prodotto tangibile del lavoro svolto nel corso dell’anno scolastico 2005–2006, e giunge a coronare un vagheggiamento protrattosi alcuni decenni. Sì, perché la farina primordiale, lo spirito che ha concepito e partorito il progetto che vi sta alle fondamenta, la perseveranza che ha fatto sì che la disposizione trovasse concreta realizzazione, sono dotazioni del sacco di Rosalba Anzalone; configurano, per così dire, l’approdo di un suo “vecchio” sogno, per il compimento del quale lei ha scelto, uno a uno, e coinvolto, spendendo tutto il suo carisma e il suo entusiasmo, i componenti della Equipe.

Ecco allora lo staff, le cui attribuzioni sono essenzialmente quelli di indirizzo (e di regia) del programma, e altresì di individuazione dell’autore regionale:

Ø     Coordinatrice Dott. Prof. Rosalba Anzalone, Ispettore Regionale per la Sicilia del M.I.U.R., Ministero della Istruzione, Università e Ricerca;

Ø     Equipe Regionale, costituta per decreto del Direttore Generale del M.I.U.R., composta da dirigenti scolastici, docenti ed esperti del Dialetto, della Letteratura e del Teatro siciliani reclutati in tutta l’Isola, in ordine alfabetico: Giuseppe Adernò, Enzo Alessi, Marcello Cerasola, Francesco Coppola, Gianfranco Di Stefano, Domenico Ferraro, Anna Fileccia, Patrizia Luna, Salvatore Mangione, Enzo Papa, Anna Maria Rampolla e Marco Scalabrino.

 

Ma, cos’è il Progetto L.I.Re.S.?

La sigla L.I.Re.S. significa: Lingue, Identità, Ricerca e Sviluppo. Sulla genesi di tali termini, sui contenuti che ne derivano, sulla fattispecie del loro articolarsi, l’Ispettrice Anzalone si è, nelle fasi propedeutiche, reiteratamente soffermata; e tuttavia su essi torneremo qua e là nel prosieguo di questa esposizione.

S’è detto della Coordinatrice e della Equipe; sono state delineate le loro figure e prerogative. E nondimeno i reali protagonisti, gli interpreti principali, i titolari dell’impresa sono loro: le oltre cento scuole disseminate in tutta l’Isola. Aderenti su base del tutto volontaria, strutturate in RETI d’ambito pressoché provinciale, esse si caratterizzano in scuole aggregate e scuole capofila; queste ultime sono: I.C. “Castrofilippo” di Racalmuto AG; S.M.S. “Tomasi di Lampedusa” di Palma di Montechiaro AG; I.C. “Verga” di Acquedolci ME; D.D. di Pallavicino PA; I.C. “Mons. V. Aglialoro” di Caccamo PA; I.C. “Di Martino” di Contessa Entellina PA; Liceo Scientifico “O.M. Corbino” di Siracusa; D.D. “Leonardo da Vinci” di Trapani.

Lo staff, in questo primo ciclo, ha ravvisato in Alessio Di Giovanni l’autore regionale da proporre all’attenzione e all’approfondimento delle scuole. A questo proposito, subito una precisazione al fine di fugare eventuali precipitose conclusioni: Alessio Di Giovanni in primis sì; ma, come vedremo, non solo ADG.

Alle scuole, a loro volta, è demandato l’onere di indicare gli autori locali meritevoli di interesse. Da Anselmo ad Avolio, da Battaglia a Buttitta, da Consolo a Girgenti, da Martoglio a Meli, da Mercadante a Pedalino Di Rosa, da Pitrè a Russo, da Trassari a Turrisi Colonna, e tanti altri, assommano a un totale di quarantadue. Superfluo dire che Ignazio Buttitta è il più “gettonato”, con nove nomination. Da registrare con rammarico l’assenza, eccettuato Buttitta, di tutti i poeti – catanesi e palermitani – che hanno segnato da protagonisti, tra il 1945 e per quasi tutti gli Anni Cinquanta, la stagione del Rinnovamento della Poesia Dialettale Siciliana. Intendo Ugo Ammannato, Saro Bottino, Miano Conti, Antonino Cremona, Salvatore Di Marco, Salvatore Di Pietro, Salvatore Equizzi, Girolamo Ferlito, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Stefania Montalbano, Nino Orsini, Ildebrando Patamia, Elvetio Petix, Pietro Tamburello, Francesco Vaccaielli, Gianni Varvaro, oltre che Salvatore Camilleri, Mario Gori e Santo Calì, benché quanti di loro operarono a Palermo si denominarono, alla scomparsa del Maestro nel 1946, proprio Gruppo Alessio Di Giovanni. Indice eloquente che questi autori, quantunque più vicini a noi nel tempo, sono pressoché sconosciuti tranne che agli addetti ai lavori, che le loro opere – le quali, fra parentesi, non temono il confronto con quelle di altri più blasonati colleghi continentali – hanno “bisogno di essere ristampate, che occorre promuovere una nuova fioritura di studi intorno alla letteratura siciliana, che è tempo di sottoporre a revisione critica le opere degli scrittori delle generazioni passate”.

 

Proverò adesso a illustrare succintamente i venti volumi, frutto di questo primo, corale anno di impegno; i cui esiti, pur con le innegabili intuibili difficoltà, sono da ritenere ragguardevoli, e che, in assenza di specifici precedenti, conferiscono alla collana il crisma di opera antesignana.

Tratteggerò le componenti prioritarie di ciascuno dei volumi, che hanno visto la luce nel Novembre 2006 presso le Grafiche Geraci di Santo Stefano di Quisquina AG.

 

Volume 1. Contiene alcuni saggi di orientamento prodotti dai membri della Equipe Regionale. Tra essi: la storiografia siciliana del cinquecento di Francesco Coppola; quattro elaborati di Rosalba Anzalone su Alessio Di Giovanni, il suo “non essere uno scrittore dialettale”, le immagini della sua poesia, i suoi rapporti con Corrado Avolio e Federico Mistral, la sua fedeltà a San Francesco d’Assisi; due lavori di Enzo Papa sugli anni netini di ADG e ancora su Corrado Avolio nel centenario della morte; e inoltre due monografie del sottoscritto: un testo denominato Del Siciliano, e uno studio inedito su Paolo Messina & rosa fresca aulentissima, la sua unica silloge.

Tutti i saggi menzionati sono consultabili nel sito della L.I.Re.S. www.lires.altervista.org

 

Volume 2. Propone, su iniziativa del docente referente Carmelo Conte e della dirigente scolastica Rosalia De Marco dell’Istituto Comprensivo Statale “P. Fedele Tirrito” di San Biagio Platani AG, la ristampa, prologo e tre atti, de la tragedia di san biagio di Padre Fedele Tirrito, in origine stampata a Palermo dalla Tipografia Valguarnera nel 1939.

 

Volume 3. A cura dell’I.C. “Vincenzo Navarro” di Ribera AG, dirigente scolastico Dino Messina e docente referente Rosaria Di Leo, col contributo della D.D. II “Don Bosco” di Ribera, dirigente scolastico A. Schiacchitano e docente referente D. Verde, vengono riproposte, tra l’altro, la pregevole conferenza inedita del Sac. Silvio Cucinotta su ADG datata 1909, e la testimonianza su ADG di Don Nicolò Licata, oltre che i rudimenti biografici dei due amici e ammiratori, giusto il Cucinotta e il Licata, di ADG.

 

Volume 4. I.C. Statale “A. G. Roncalli” di Burgio AG, dirigente scolastico Maria Bufalo, docente referente Caterina Guarisco. L’autore locale, a beneficio del quale è spesa la gran parte del tomo, è Nicoletta Vetrano Noto di Villafranca Sicula, artefice di ben otto romanzi di cui solo uno, la luna azzurra, pubblicato nel 1954 e ristampato nel 2005 dal Centro Studi Giulio Pastore di Agrigento. Intriganti la presentazione della città di Burgio in Italiano e in Francese e il Calendario Illustrato che introduce la figura del Venerabile Andrea da Burgio.

 

Volume 5. La RETE di Messina: I.C. “Verga” di Acquedolci ME, I.C. di Longi,  I.C. di Tusa, I.C. di Raccuja, I.C. di Terranova, I.C.S. di Sant’Agata di Militello, i cui dirigenti rispondono al nome di Rosalia Lanza, Giovanni Lento, Antonino Mancuso, Erminia Collovà, Maria G. Mirabile Russo, Maria Attinello, e i docenti referenti a quelli di Antonella Lusco, Giuseppina Pirrotti, Domenico Gullotti, Carmelo La Mancusa, Domenica Sidoti, Domenico Tata. Gli autori locali selezionati: Tommaso Cannizzaro, Francesco Trassari, Francesco Paolo Polizzano e Ignazio Buttitta.

A proposito di Tommaso Cannizzaro, Messina 1838 – 1921, titolare di svariate opere e noto per la sua traduzione in Siciliano della Divina Commedia di Dante Alighieri pubblicata nel 1904, desidero segnalare lo scritto di Filippo Cilluffo (nato a Partinico nel  1920, vissuto a Trapani dal 1944, morto a Mazara del Vallo nel 1981) Le Traduzioni Siciliane della Divina Commedia, originariamente stampato in “Nuovi Quaderni del Meridione” nel 1965, e ripubblicato postumo, nel 2001, nel volume di tenace concetto curato dall’I.T.C. “F. Ferrara” di Mazara del Vallo, di cui Cilluffo fu preside dal 1977 al 1981. Annota Filippo Cilluffo, riferendosi a tre lavori sistematici di traduzioni siciliane di Dante, susseguitisi nell’arco di mezzo secolo, dovuti a Filippo Guastella (Misilmeri 1862, medico, dilettante di letteratura, nel 1923), a Giovanni Girgenti (Bagheria 1897, docente di materie letterarie e apprezzato poeta dialettale, nel 1954), e, per l’appunto, al Cannizzaro: <La traduzione del Cannizzaro è la più degna. Amico dell’Hugo, gran viaggiatore, poliglotta di fama europea, glottologo per vocazione, poeta quasi clandestino, stampatore ed editore del tutto disinteressato, Tommaso Cannizzaro accingendosi a tradurre la Divina Commedia era persuaso di concorrere allo sforzo comune di rivalutare i dialetti italiani. Dopo avere studiato i tempi, l’animo, le vicende dall’Alighieri; dopo avere scelto il testo da seguire (quello lemonnieriano di Brunone Bianchi), il Cannizzaro esitò nella scelta tra il siciliano aulico e una parlata integrale e più genuina. Si decise per quest’ultima soluzione. Il Cannizzaro è oggi, strumentalmente, più valido traduttore del Girgenti, ove si tengano nel debito pregio, l’aderenza testuale, lo scrupolo dell’espressione, ecc. Il Cannizzaro fece un lavoro di filologo-poeta, il Guastella di estroso dilettante, il Girgenti di poeta dialettale.>

 

Volume 6. I Circolo Didattico “Leonardo da Vinci” di Trapani, dirigente scolastico Anna Maria Campo, docente referente Rita Bommarito, coadiuvata da Giuseppina Adornetto, Francesca Minaudo, Filippa Bologna, Leonarda Civita, Teresa Fodale, Maria Grimaudo, Laura Quirino. Autore locale Giacomo Tranchida. Giacomo Tranchida, Erice 1911-1983, fu insegnante nelle Scuole Elementari e in seguito impiegato presso il Comune di Erice; rivesti peraltro la carica di presidente della “Salerniana”. Pubblicò: Te … va liggennu e va rirennu, 1968; Floresto centralinista lesto (commedia) 1973; Un diavolo sul campanile, 1977; La “Mini-guida” d’Erici mia, 1978; Scherzando con Casanova, 1983. Il libretto ne offre alcune poesie tradotte in Italiano e illustrate dagli alunni.   

 

Volume 7. IX Istituto Istruzione Secondaria Superiore I.I.S.S. “O.M. Corbino”, Liceo Scientifico “Einaudi”, XIV I.I.S.S. “Principe di Napoli” di Siracusa, dirigente scolastico Enzo Papa, docenti referenti Cinzia Gallo, Antonella Caruso, Maria Boscarino. Autori locali individuati: Corrado Avolio, del quale nel centenario della morte viene ricostruito il profilo biografico, la formazione, la fortuna critica e analizzata l’opera più significativa i canti popolari di noto; Nino Martoglio, del quale oltre ai cenni biografici si può gustare una crestomazia dei sonetti, e Maria Bella Raudino.  

 

Volume 8. Direzione Didattica di Balestrate, Scuola Media “G. A. Borghese – XXVII Maggio”, IV Circolo Didattico di Bagheria, dirigenti scolastici Anna Maria Lo Piccolo e Gianfranco Di Stefano; docenti referenti Caterina Gaglio, Patrizia Luna, Giovanna Ferrigno. Una osservazione su Salvatore Salomone Marino e gli stralci della conferenza di ADG sullo stesso Salomone Marino, a diciotto anni dalla morte, la descrizione di <un rapido viaggetto in tre tappe> – un po’ in treno, un po’ in groppa a un asino, un po’ in barca, un po’ a piedi – di ADG, da Sferracavallo a Castellammare del Golfo, da Segesta a Selinunte, da Mazara a Monte San Giuliano, nonché talune sentite testimonianze sulla emigrazione in Sicilia.

 

Volume 9. I Circolo Didattico “Francesca Morvillo” di Monreale, Direzione Didattica “Borgo Ulivia” di Palermo. Dirigenti scolastici Luigi Caracausi ed Enza Pitarresi, docente referente Francesca Picone. Ricerca, corredata da preziosi commenti e dalla riproposizione di un poema santa caterina, su Giuseppe Fedele. Ristampa di za francischedda di ADG, testo apparso nel 1910, e un suggestivo itinerario pedagogico-didattico, nel 60° della morte, compiuto in dieci giorni da docenti e studenti, tra la via Castro e Piazza Giulio Cesare, la via Lincoln e la via Perez, di visita alle case che abitò ADG a Palermo.

 

Volume 10. I.C. “G. Meli”, I.I.S.S. “Luigi Pirandello”, I.I.S.S. “Lorenzo Panepinto” di Bivona. Dirigenti scolastici Baldassare Losi, Giuseppe Vella, Giusepppa Milazzo;  docenti referenti Rosalia Cinà, Maria Elena Puma, Lucia Vincenza Messina, Margherita Schembri. Singolare il Calendario Erbaceo di ADG, con ventotto schede descrittive e disegni prodotti dagli alunni, sulle “erbe della Valplatani” di uso medicinale, veterinario e alimentare. Citiamo a mo’ di esempio: addricula, addauru, burrania, camumiddra, cicoria, finocchiu sarbaggiu, gidi, majurana, marva, nipitedda, paparina, sarbia, accia, sparaciu … Cenni bio-bibliografici di Romano Cammarata.

 

Volume 11. IV Circolo Didattico “Giovanni Girgenti” di Bagheria, dirigente scolastico Gianfranco Di Stefano, docente referente Antonietta Eucaliptus, coadiuvata da Cettina Barracato, Rosellina Lo Grasso, Giovanna Mirone, Giovanna Pagano, Tanina Vetro, e in aggiunta Giuseppina Fiorino e Livia Merra. Pagine di parole antiche, proverbi, tradizioni, riflessione linguistica e testi poetici e disegni degli scolari, si susseguono. Giovanni Girgenti è l’autore locale, del quale gli alunni hanno drammatizzato il racconto: l’asino di don santo.

 

Volume 12. Istituto Comprensivo Statale “Mons. V. Aglialoro” di Caccamo, Istituto Comprensivo Statale “Luigi Pirandello” di Cerda. Dirigente scolastico Luigi Cona; docenti referenti Giuseppina Filippone, Patrizia Cottone, Calogera Venticinque, Massimo Natoli, Castrenze Rasa. Vengono esposti parecchi vocaboli del periodo greco e arabo, cenni sulla letteratura siciliana, tra la scuola poetica federiciana e il ‘900, passando da Cielo D’Alcamo e Giacomo da Lentini ad Antonio Veneziano, da Giovanni Meli a Giuseppe Pitrè, da Giovanni Verga a Luigi Pirandello, fino a Salvatore Quasimodo e a Ignazio Buttitta. Autori locali Giovanni Anselmo e Calogero Rasa, di cui si riportano alcuni componimenti.

 

Volume 13. Raccoglie gli Atti dei Convegni svoltisi: a San Fratello il 25 Marzo 2006, ad Agrigento il 1° Aprile 2006, a Bagheria il 1° Giugno 2006. Imprescindibile e chiarificatrice la relazione della Coordinatrice del progetto L.I.Re.S., l’Ispettrice Rosalba Anzalone, che illustra, a partire dal nostro Dialetto e dalla nostra <identità regionale da perseguire come valore di sviluppo>, la struttura e l’organizzazione del progetto stesso che, attivato nell’anno scolastico 2005-2006, ha una durata triennale, si basa sulla adesione volontaria di cento scuole, costituite in RETI d’ambito pressoché provinciale, distinte in scuole capofila e scuole aggregate, vincolate unicamente alla condivisione del progetto e alla espletazione di almeno 50 ore annuali di Siciliano e Storia della Sicilia, e alla produzione di documentazione originale sull’autore indicato dalla Equipe regionale e sull’autore locale suggerito da ogni singola scuola, le quali beninteso si muovono in piena autonomia organizzativa e didattica. Sottolinea la Anzalone, che <quando io dico “il siciliano” devo necessariamente aggiungere le lingue siciliane riconosciute come minoritarie. Prendere coscienza delle lingue che sono presenti in Sicilia e dei valori che veicolano significa per noi coltivare un’identità che si spoglia di stereotipi e di superstizioni per costruire una Sicilia moderna e produttiva inserita dinamicamente in un panorama nazionale ed internazionale proiettato nel futuro. Nel processo di riunificazione e integrazione europea, che è sociale oltre che politico ed economico, risulta allora urgente definire una dimensione politica che lasci gli spazi opportuni ai connotati identitari di ogni popolo partecipante.> Segue, ad opera di Gianfranco Di Stefano, che peraltro gestisce magistralmente il sito www.lires.altervista.org del progetto, una analisi del campione delle scuole, in termini di tipologia di scuola per provincia, di presenza numerica di scuole partecipanti nelle diverse province, nonché l’indicazione delle scuole capofila, l’elencazione degli autori segnalati dalle scuole e la loro frequenza, e persino il numero degli studenti coinvolti per scuola. Appresso un calibrato intervento di Anna Maria Rampolla del Tindaro sui vocabolari siciliani, dal Dizionario siciliano italiano latino di Padre Michele del Bono del 1785, attraverso i noti Dizionario Siciliano-Italiano di Vincenzo Mortillaro del 1876 e Vocabolario Siciliano-Italiano di Antonio Traina del 1868, per arrivare al monumentale Vocabolario Siciliano di Giorgio Piccitto, in cinque volumi, pubblicato tra il 1977 e il 2002. La dispensa assai ricca racchiude poi gli interventi sul Gallo-Italico di Benedetto Di Pietro e Salvatore Di Fazio, e due elaborati del sottoscritto: il breve saggio Cenni di etimologia e Peculiarità del Dialetto Siciliano e uno studio inedito su Elvezio Petix, Poeta in Dialetto.

 

Volume 14. Direzione Didattica II Circolo di Canicattì, I.T.C. “L. Sciascia” di Agrigento, D.D. “Don Bosco” di Agrigento, S.M.S. “Pietro D’Asaro” di Racalmuto, I.I.S.S. “Picone” di Lercara Friddi; dirigenti scolastici Giuseppe Parisi, Anna Maria Sermenghi, Vincenza Ierna, Angelo Morreale, Salvatore Di Caro; docenti referenti Rosanna Pagliarello, Mimma Bartolotta, Vincenzo Coletti, Silvana Cirami, Calogera Forte coadiuvata da Carmela Fantauzzo e Carmela Spalanca, F. Giannilivigni, R. A. Raia.       

Autori locali trattati: Giuseppe Pace, Angelo La Vecchia, Giuseppe Pitrè, Michele Battaglia. Da rimarcare un paio di pezzi in memoria di Rosa Balistreri, Licata 1927-1990, l’ultima cantastorie come lei amava appellarsi; dei versi primaverili dialettali illustrati e tradotti in Inglese; un adattamento, Cappuccettu Russu, della celebre fiaba dei fratelli Grimm recitata e cantata in Dialetto; una breve farsa, u cartulian, scritta e rappresentata in dialetto gallo-italico. Questo tema fra l’altro, il “Gallo-italico: tra passato, presente e futuro”, è stato l’oggetto principe del Seminario del 25 Marzo 2006 tenutosi a San Fratello. Le testimonianze di Benedetto Di Pietro e Salvatore Di Fazio sono illuminanti circa questa “lingua dell’anno mille”.   

 

Volume 15. Curato da Vittorio Riera, è totalmente dedicato ad ADG nella sua (misconosciuta) qualità di critico d’arte. I pittori palermitani vagliati, che operarono tra l’Ottocento e il Novecento, sono: Francesco Lojacono, Ettore De Maria, Luigi Di Giovanni (non è mio parente, commenta ADG), Calcedonio Reina e Michele Cortegiani.

 

Volume 16. Redatto da Rosalba Anzalone, è riportata una antologia dei racconti di ADG. Gli scritti furono inizialmente pubblicati ne la pagina paesana, curata dallo stesso ADG per incarico del Provveditore, nel Bollettino del Regio Provveditorato Regionale di Palermo, negli anni dal 1924 al 1926. ADG praticava contemporaneamente i due codici comunicativi: il siciliano e l’italiano. Egli dichiara di amare l’Italiano, ma di considerare il Siciliano come diritto–consapevolezza–responsabilità di ogni cittadino siciliano. Alcuni i titoli: la pisca biniditta, chi è santo bauna, un poeta e un brigante d’altri tempi, un’allusione alla casa savoia, i canti ditirambici della mietitura, il venerdì santo in valplatani             

 

Volume 17. A cura di Adelaide Spallino, propone biografie e un nutrito (e prezioso, data la problematicità di reperimento) florilegio dei testi dei poeti Vito Mercadante e Peppino Sabella, entrambi di Prizzi. Il primo (1873-1936) ben conosciuto per la connotazione politica che assumerà la sua (vita e la sua) poesia e con parecchie pubblicazioni a suo attivo tra gli anni 1902 e 1927; il secondo (1903-1980) inedito, i cui scritti però possono essere accessibili rivolgendosi alla Biblioteca Comunale di Prizzi.

 

Volume 18. I.C. “A. Manzoni” di Ravanusa, I.C. Ciminna – Ventimiglia. Dirigenti scolastici Francesco Provenzano e Pasquale Turrisi; docenti referenti Cettina Galatioto, Nuccia Montaperto, Maria Laura La Russa, Maria Rosa Tesè. Poeti locali Francesco Romano e Ignazio Buttitta. Apprezzabili una ricerca sui dialetti d’Italia, con approfondimento sull’origine e la storia del Siciliano, una gamma di vocaboli dialettali e dei brevi cenni grammaticali.

 

Volume 19. Redatto da Ida Rampolla del Tindaro e Rosalba Anzalone, vengono riportate, con ampia e dotta prefazione, l’opera teatrale il conte di geraci di Luigi Natoli – noto per I Beati Paoli, Coriolano della Floresta, e altri – e le lettere di ADG a Luigi Natoli. La prima, sottotitolata “scene medievali in due atti”, era rimasta inedita fino al 1991, allorché giusto su proposta di Ida Rampolla del Tindaro fu pubblicata a cura del Comune di Geraci Siculo e quindi rappresentata, nell’Agosto 2006, <sulle rovine del castello di Geraci, cioè proprio nel luogo in cui si erano svolti i fatti.> Le seconde, inedite, datate tra il 1920 e 1927, sono state trascritte da Rosalba Anzalone e risultano assai utili giacché <rivelano la disponibilità di ADG a collaborare con altri scrittori ed enunciare le idee in fatto di lingua siciliana e di scrittura del siciliano.>

Nella corrispondenza al <caro e illustre amico> Luigi Natoli, ADG tratteggia infatti, a più riprese, la poesia siciliana tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento, e frequenti risultano i riferimenti a Giovanni Verga, ad Alessio Valore, a Francesco Trassari, ad Antonino Giunta, a Saru Platania; enumera dati anagrafici, vicende umane e sociali, costumi e riviste del tempo. Ne diamo contezza procedendo, invero, in ordine sparso. Il saggio Saru Platania e la Poesia dialettale in Sicilia del 1896, in cui ADG auspica il sorgere in Sicilia di un poeta che sapesse <mostrare una buona volta come il dialetto siciliano, per chi sa maneggiarlo, può anche ispirare e dare espressione artistica ad una poesia umanistica>; l’agave, un giornale diretto dal suo amico Silvio Cucinotta; Alessio Valore di cui si narra che <morì nel terremoto di Messina. Dirigeva là un giornaletto mezzo tra mondano e letterario: il marchesino; quando io lo conobbi nel 1894 era sulla sessantina.> ADG non manca altresì di rammentare al Natoli che <nella seduta concistoriale tenutasi a Montpellier, il 4 giugno 1911, io fui eletto, all’unanimità, socio del Felibrige, su proposta di Federico Mistral> e, amaro, registra <qua non esiste fraternità. La solitudine è necessaria come l’aria per potere serenamente lavorare. Non c’è che il pettegolezzo, la vile malignità, la invidiuzza. Di giorno in giorno, Palermo diventa sempre più restia ad ogni sorriso d’arte. Tenevamo un po’ desta la fiamma al “Circolo di Nettuno”. Ma adesso è venuto un branco di giovinastri (che non vogliono altro che giochi e balli) a spegnerla>. O tempora o mores! (n.d.r.) Una curiosa – se raffrontata alle odierne vicende – postilla meteorologica: <il mio studio è, di questi tempi, una vera ghiacciaia (siamo in Siberia, quest’anno, non in Sicilia!)>. Quanto alla <importante questione della grafia …. per quel po’ di competenza che mi dà l’amore di questi cari studi, io, su questo argomento non ho nessuna fiducia nel Pitrè, ma ne ho un po’ al Salomone Marino, molta all’Avolio, moltissima al Guastella, l’unico vero demopsicologo che abbia avuto la Sicilia.>        

    

Volume 20. I.C. Rocca di Caprileone, I.C. di Caronia, D.D. di Racalmuto, S.M.S. “Giuseppe Tomasi di Lampedusa” di Palma di Montechiaro, D.D. “Falcone” di Carini. Dirigenti scolastici Giuseppina Pruiti Sciollorito, Stefana Morreale; docenti Anna Maria Grazia Cannata, Antonietta Zaffuto, Giovanna Pirrera, Anna Alaimo, Salvatore Amato, Pina Di Maggio, Antonino Pisciotta. Vengono stampati un saggio sulla lingua siciliana, con un confronto lessicale tra greco, siciliano e italiano; due atti unici di Ignazio Di Maggio, Palma di Montechiaro 1943-1977; un copione, in sette scene, titolato la lingua siciliana.

 

Quella italiana, soppesa Gianfranco Contini, è <l’unica grande letteratura nazionale la cui produzione dialettale faccia visceralmente, inscindibilmente corpo col restante patrimonio>; <la poesia in dialetto – avvertono gli studiosi – ha conosciuto negli ultimi decenni una sorprendente crescita quantitativa e qualitativa, tanto da imporsi come un vero e proprio caso della letteratura del secondo Novecento>.

Questi assunti ci ripagano di ogni fatica.

 

                                                                    Marco  Scalabrino

 

Erminia Passannanti

Erminia Passannanti – "Il torsolo del ventre ed altre fandonie" (Troubador, Leicester UK – 2006)

Con un’introduzione di Francesco Muzzioli

Vincitrice nel 1991 e nel 1995 del primo premio della Rassegna Nazionale di Poesia "Laura Nobile" (Siena), ha pubblicato la sua seconda raccolta Macchina con Manni Editore (2000) nella collana "La scrittura e la storia", diretta da Romano Luperini. La sua opera prima Noi altri, è inclusa nel volume i 5 poeti deil Premio Laura Nobile di Vanni Scheiwiller (1993). Successive raccolte includono Mistici (Ripostes, 2003), Exstasis (Lietocolle, 2003), La realtà (Ripostes, 2004) e Il Roveto (Troubador, 2005). Ha curato l’antologia Poesia del Dissenso II. Ha conseguito un PhD al London University College con una tesi sull’opera di Franco Fortini. Ha curato la traduzione di opere in lingua inglese, tra cui: Emily, Charlotte e Anne Bronte, Poesie (Ripostes, 1989); Leonard Woolf, A caccia di intellettuali (Ripostes, 1990); Hubert Crackanthorpe, Racconti Contadini (Guerini e Associati, 1991, a cura di Franco Buffoni). E’ la curatrice e traduttrice delle antologie Gli Uomini sono una beffa degli angeli: poesia britannica contemporanea (Ripostes, 1993) e R.S. Thomas, Liriche alla svolta del millennio (Manni, 1998).

 

Marcello Fois

 

Marcello Fois – "L’ultima volta che sono rinato"  (Einaudi, 2006)

Nato a Nuoro nel 1960 vive a Bologna. Ha pubblicato numerosi romanzi, fra i quali Dura madre e Memoria del vuoto, entrambi pubblicati da Einaudi. Questo è il suo primo libro di poesia.

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Grazia Maria Poddighe – "Il giardino dipinto" (Book Editore, 2006)

Saggista, traduttrice, collaboratrice di periodici, riviste letterarie e rubriche radiofoniche. Ha pubblicato i poemetti: L’atto della parola" (Giardini, 1987); Tu Dio (Forum Quinta Generazione, 1990); L’inquieta innocenza (Amadeus, 1998); La miniera (Edes, 2004). E i romanzi: Il paese dell’uva (Edes, 2000); L’ultimo inverno di Adelasia (Delfino, 2003); La regina dei Shardana (Delfino, 2005)

Daniela Raimondi - Inanna

Madre pregna di pioggia.

Madre di suoni vergini,

con midollo di musica

e sulla bocca il gorgheggio di un uccello.

Madre che cuci e scuci le acque e le maree

che tieni stretta ai denti l’origine dei fiumi,

l’alfabeto che sgorga sulla lingua dei poeti

e lascia tracce umide,

l’impronta di un agnello bagnato dal suo parto.

Madre del buio-buio

Madre del nero-nero della notte.

Ti muove una sete primitiva,

la stessa fuga dalla luce

che spinge la lepre nel fitto della macchia.

Toccami con le tue dita chiare

ungimi le labbra di un amore cieco.

Come una conca celeste e senza ombra.

Blu dentro un altro blu,

azzurrissimo respiro del tuo cielo

Daniela RAIMONDI  – Rabdomantica (Inanna)          

Nota di lettura di Giovanni Nuscis        

Pubblicata sulle riviste on line La Poesia e lo spirito  (www.lapoesiaelospirito.com) e su Poiein  (www.poiein.it)

 

   Libro organico, compatto, Inanna – ultima raccolta poetica di Daniela Raimondi – attraversato da un nucleo tematico forte, pervasivo: quello della condizione femminile, come osserva giustamente Erminia Passannanti nella puntualissima introduzione a cui si rimanda.

    Questa breve riflessione, invece, per chiarire a me stesso – partecipandone nel contempo l’autrice e i molti estimatori – alcuni aspetti che mi paiono  significativi del suo lavoro, disvelandone, già ad una prima lettura, la qualità alta.

    E comincerei dal suo sguardo persuasivo sul mondo, sguardo intenso ed avvolgente -, e che è quello di una donna, che subito cogliamo ed apprezziamo, in quanto diverso e peculiare rispetto a quello maschile, dominante. Una sensibilità percettiva e descrittiva, quella di Daniela Raimondi, che si fa strumento e cartina di tornasole degli esiti raggiunti; in particolare, dove lo sguardo al femminile non è disgiunto dalla consapevolezza del dono/potere di generare vita (ricorrenti le parole madre, figlia, ventre, utero, pregna), di nutrire (seni, latte, respiro, goccia),  di coccolare e/o dare/ricevere piacere (leccare, succhiare, carne, labbra, lingua, saliva); fluttuando tra la pura materialità dell’esistere, con le sue storie infinite, ed il ritorno, la ricerca, lo sprofondamento nell’origine, nel mito. Scavo, dunque, per via poetica come attraverso la torbidezza amniotica d’uno sguardo intrauterino, divino al tempo stesso, di luminosa chiaroveggenza. Nell’abisso dell’ignoto, dunque, alla ricerca del mistero della vita, compulsandone simboli e indizi che il tempo occulta, o disperde. Ma tra  altere deità e donne in carne ed ossa, sono proprio le seconde col loro fango, il loro sangue, la loro saliva a prevalere sulle prime: “Dio, inginocchiati al suo fianco./Chiedile tu il perdono,/chiedile tu l’assoluzione per il sangue ferito…”  Primato femminile finanche nel dolore: per superiore attrito con la vita in quanto Vita stessa (generatrice di essa e sua espressione altissima), per coraggio/oltraggio primigenio. (“Sono l’amore/sono la rabbia e la fatica./Io che cerco l’infinito in un respiro,/dentro un canto di foglie/o nel lento dondolio del mio dolore.” (“La tua voce è un lamento/che semini fra i glicini e le rose.”): per il destino di creare – loro e soltanto loro – nuova vita (l’arte, allora, per il maschio, non può forse anche intendersi come un surrogato, l’inevitabile ripiego?).  

    Affiorano da luoghi e tempi a volte remotissimi queste donne emblematiche, o dalla cronaca recente, dal microcosmo d’una cucina, di un condominio:  Salomé, Eva, Penelope, Mater Dei; oppure, donne comunissime, come tante. Testimoni spesso silenti ed inermi, senza più voce, che quasi per magia si ritrovano nei versi per raccontarsi, finalmente, e per raccontare noi con occhi creaturali, stupiti, dolenti. Per indicarci l’alternativa possibile di un mondo migliore, poiché non tutto è perduto. Nelle parole  (angeli, bambino, sogno, corpo, dolore, buio), gli archetipi, spesso, di un mondo primigenio: punto di raffronto e di partenza per una storia efficacemente reinterpretata, restituita a chi sembrava esserne stato estromesso, per sempre: per fragilità, per arrendevolezza, per troppo amore verso chi – carne della sua carne – ha confitto su di essa, da sempre, la propria bandiera di vincitore.

    Ma la raccolta, ovviamente, non è solo questo. Molte delle poesie, all’interno delle quattro sezioni (Rabdomantica, Tradescanzia Viridis, Samarcanda e Nuovo apprendistato della felicità), sono piccole storie ricche di suggestioni, di puro incanto, dove le riflessioni s’intessono a descrizioni e a sentimenti. Oltre che a Sylvia Plath, la poesia di Daniela Raimondi potrebbe accostarsi a quella di Annamaria Farabbi, per la sensualità e creaturalità di molte immagini e descrizioni; e a quella di Fernanda Romagnoli, per quei sentimenti che incistano dentro il menage familiare; senza che si possa parlare, però, di casalinghitudine (a cui fa riferimento Giorgio Luzzi nel risvolto di copertina), involando, queste donne, in corpo e spirito, ben oltre le pareti d’una prigione domestica, fin dentro il cuore della  vita e del suo mistero.  

    Non sfugga, infine, di questa poesia, la qualità stilistica: il ritmo, gli effetti fonici tra i movimenti morbidi del dettato, le soluzioni sintattiche e lessicali; l’uso accorto degli strumenti retorici: vedi ad esempio in Rabdomantica, che apre la raccolta, la compresenza di più figure (anàfora, sinestesia, climax).

    Un libro da non perdere.

 

Giovanni Nuscis

 

 

 

Mobydick, 2006

Le nuvole

Pagg. 96, euro11.00

Introduzione di Erminia Passannanti

 

 

    Daniela Raimondi, poeta e narratore, è nata in provincia di Mantova ma risiede dal 1980 a Londra, dove insegna. E’ vincitrice di numerosi premi di poesia tra i quali, per l’inedito, il Premio “Montale Europa” edizione 2004.

Daniela Raimondi – “Inanna”

Daniela Raimondi - Inanna

Daniela RAIMONDI, "Inanna"

Mobydick, 2006

Collana "Lenuvole"

Pagg. 96, euro 11,00

Introduzione di Erminia Passannanti

Daniela Raimondi è nata in provincia di Mantova e dal 1980 vive a Londra. Ha pubblicato in varie riviste letterarie e ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in concorsi nazionali, fra questi – nel 1994 – il Premio "Montale Europa", sezione inediti. La sua opera prima, "Ellissi" (Ed, Raffaelli, Rimini) ha ottenuto il Premio "Caput Gauri". "Inanna" è la sua seconda raccolta di poesie.