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ELEZIONI POLITICHE 2013. IL MIO VOTO

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Il centro sinistra vincerà le elezioni, otterrà il 51% dei seggi e governerà con le forze politiche che sosterranno l’azione di governo in un equilibrio tra continuità neoliberista (Monti) e istanze socio-economiche  (Vendola) proprie della sinistra storica. Una scelta ponderata da tre ragioni essenziali: 1. affidabilità dei partners, ricordando le esperienze col PRC di Bertinotti e con l’IDV di Di Pietro; 2. la forte componente centrista e moderata presente nel partito; 3) gli impegni assunti con l’Europa e il bisogno di coinvolgere chi ha già lavorato su temi assai complessi sotto il profilo tecnico e diplomatico (Monti).

Il grande nemico da sconfiggere sono le destre che hanno lasciato il Paese in macerie, dal punto di vista economico e morale. Il centro sinistra conseguirà quest’obiettivo, pagando però il condizionamento, nelle scelte future, di una visione politica e sociale lontana dai bisogni della gran parte della società (Monti). La necessità di tenere compatta la coalizione e raggiungere obiettivi minimi di governo renderà arduo esprimere la forza dirompente di cambiamento che a buon diritto ci si aspetta. Si riuscirà probabilmente ad avere una serie di leggi importanti (sul conflitto di interessi, sul falso in bilancio, per l’inasprimento della legge anticorruzione, sul riconoscimento delle unioni civili etc.) ma difficilmente eviteremo di pagare i 47 miliardi del fiscal compact. Continua a leggere

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I candidati in posizione eleggibile della c.d. società civile, per la lista Rivoluzione Civile, sono stati scelti direttamente da Antonio Ingroia e dal suo staff; quelli dei partiti sono stati invece concordati e ripartiti tra le liste dagli stessi partiti, nei diversi territori, secondo logiche spartitorie in ambito nazionale e locale; che saranno ancora più evidenti, a votazioni avvenute, con la ritrazione strategica del capolista e di altri candidati per far posto ad altri.

Inutili dunque le assemblee territoriali provinciali e regionali di Cambiare si può, inclusive e partecipate; in Sardegna come nelle altre regioni. Si sarebbe potuto dare un importante segnale di cambiamento, ma non è stato fatto. Ma un’altra cosa poteva essere fatta, in seconda battuta: assemblee aperte con la partecipazione di cittadini, partiti in lista e movimenti, per scegliere assieme i candidati.  Occasione importante per sanare, in un confronto partecipato, il vizio di rappresentanza che ha allontanato sempre più i cittadini dalla politica, saldando un rapporto nuovo di fiducia e di cooperazione necessario per affrontare sfide importanti, per le quali non sarà sufficiente il solo consenso, ma un partecipazione e condivisione ampia, dal basso.  Ma nemmeno questo è stato fatto. Continua a leggere