Posts Tagged ‘Giovanni Nuscis’

Al mio amico fragile

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E’ morto Pasquale. Ci conoscevamo da quarant’anni, dai tempi in cui si andava a giocare a biliardo al Las Vegas di via Oriani. Lui però non giocava, stava in silenzio, serio e partecipe, a guardare gli altri nella penombra del locale, tra nuvole di fumo. Preso da altre cose, ho poi smesso di frequentare quello ed altri bar. Così con Pasquale ci siamo persi di vista per molti, moltissimi anni.

Quando l’ho rivisto era smagrito, quasi consumato nel viso e nel corpo. Camminava con  lunghi passi ciondolanti, come se stesse per cadere di lato. Parlava a fatica ed era triste. Ci siamo salutati, ma non ho avuto il coraggio di chiedergli cosa avesse. In realtà mi ero fatto una mia idea. Capitava di rado di incrociarlo per strada, in genere da solo, verso mete indefinite.

Ho poi iniziato a vederlo regolarmente all’ingresso della chiesa di Sant’Agostino, ogni sabato, per almeno sei anni, quando portavo  i figli per il catechismo e la messa. Chiedeva qualche spicciolo e ci fermavamo così a parlare. Viveva di una piccola pensione di invalidità che evidentemente non gli bastava. Sembrava sereno, anche se continuava a dimagrire, senza però smettere di aspirare avidamente le sue sigarette.

Ci siamo visti l’ultima volta un mese fa. E come talvolta capitava, eravamo l’uno accanto all’altro dietro l’ultima panca della chiesa. C’eravamo stretti la mano, poi lui era andato a fare la comunione. Questo mi aveva colpito e intenerito, assieme al gesto di dare un’offerta al questuante. All’uscita, salutandolo, gli avevo dato la solita moneta. Continua a leggere

Gesti estremi

Darsi fuoco è gesto di chiusura estrema: alla propria storia, ai propri cari, alla possibilità di un miglioramento della propria condizione. Sono tanti, troppi coloro che maturano questa scelta. La comunità ha perso la sua capacità di accogliere chi è in difficoltà, chi è o chi si ritrova di colpo inadeguato alla crescente complessità della vita. I semplici, gli emarginati, i deboli sono diventati un peso. Allontanatici dal gioco sfavillante degli specchi mediatici, saltati via come una sottile vite dall’ingranaggio implacabile del lavoro, o della cura familiare e sociale ci ritroviamo soli e nudi. Se le istituzioni non capiranno la necessità di compiere “gesti estremi” di natura politica, utilizzando le risorse disponibili per creare in via diretta nuovo lavoro o dare un reddito di esistenza a tutti i bisognosi, gesti disperati contro sé stessi o contro gli altri si moltiplicheranno. Continua a leggere

Buon 1° maggio! Un proposta per creare nuovo lavoro

Sul lavoro il nuovo Governo, leggendo le anticipazioni del neo premier e del ministro dell’economia, parrebbe accingersi a riproporre vecchie e ingannevoli ricette neoliberiste, che lungi dal creare nuova e valida occupazione (a tempo indeterminato e ragionevolmente risolutiva per i milioni di disoccupati e inoccupati) continueranno a sottrarre risorse pubbliche a vantaggio di imprese e banche. E’ necessario invece rompere con politiche inefficaci, pensando nuove forme di lavoro e con esso un nuovo modello sociale ed economico, nell’ottica di una più equa distribuzione della ricchezza e di un benessere diffuso.

I.     E’ in atto una guerra dura e inapparente per il permanere di un’egemonia economico finanziaria, in Italia come  nella maggior parte del pianeta. La posta in gioco è il denaro pubblico, i beni comuni e quelli personali di milioni di persone. I miliardi di euro, innanzitutto, di tasse ed imposte sempre più stritolanti per la maggior parte della popolazione; e il patrimonio immobiliare degli enti pubblici che si vuole svendere (terre e immobili demaniali, monumenti etc.) col pretesto di ridurre il debito pubblico; beni comuni come l’acqua, l’ambiente, la terra. Ma anche le risorse personali dei privati, che l’eccesso di tassazione, l’aumento incontrollato dei prezzi, il bisogno disperato di liquidità, la schiavitù del gioco d’azzardo, delle droghe, della prostituzione strappano via per andare a incrementare, in buona parte, i conti bancari di potenti lobbies o gruppi malavitosi; in modo spontaneo o attraverso il braccio impietoso degli enti di riscossione, o della giustizia civile. Continua a leggere

VEDI ALLA VOCE RIVOLUZIONE

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I candidati in posizione eleggibile della c.d. società civile, per la lista Rivoluzione Civile, sono stati scelti direttamente da Antonio Ingroia e dal suo staff; quelli dei partiti sono stati invece concordati e ripartiti tra le liste dagli stessi partiti, nei diversi territori, secondo logiche spartitorie in ambito nazionale e locale; che saranno ancora più evidenti, a votazioni avvenute, con la ritrazione strategica del capolista e di altri candidati per far posto ad altri.

Inutili dunque le assemblee territoriali provinciali e regionali di Cambiare si può, inclusive e partecipate; in Sardegna come nelle altre regioni. Si sarebbe potuto dare un importante segnale di cambiamento, ma non è stato fatto. Ma un’altra cosa poteva essere fatta, in seconda battuta: assemblee aperte con la partecipazione di cittadini, partiti in lista e movimenti, per scegliere assieme i candidati.  Occasione importante per sanare, in un confronto partecipato, il vizio di rappresentanza che ha allontanato sempre più i cittadini dalla politica, saldando un rapporto nuovo di fiducia e di cooperazione necessario per affrontare sfide importanti, per le quali non sarà sufficiente il solo consenso, ma un partecipazione e condivisione ampia, dal basso.  Ma nemmeno questo è stato fatto. Continua a leggere

La cruna dell’anno. Buon 2013!

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Se qualcosa di buono resta

di noi non è la sostanza del dono

ma il moto della mano che spezza

il pane del nostro tempo

inscrivendovi un nome. Continua a leggere

CAMBIARE SI PUO’ E SI DEVE. LA CURA DEGLI ULTIMI

Non ero presente, ieri 22 dicembre 2012, a Roma, all’Assemblea nazionale di “Cambiare si può”, né a quella di “Io ci sto” del giorno prima, ma ho letto e ascoltato come altri interventi e commenti.

– A me sembra che al di sopra di tutti i problemi e le considerazioni (politiche, meta politiche, di metodo), ci sia L’ESIGENZA E L’URGENZA DI RAPPRESENTARE E DARE TUTELA a chi per lunghi anni non ne ha avuto, e che per molti anni ancora non ne avrà, considerati i programmi dei due blocchi che si sono definiti o si vanno definendo (filo-montiano e centro sinistra); Continua a leggere

Speriamo che sia una battuta…

Scrive Alberto Asor Rosa nel suo intervento su Micromega del 10 ottobre,  La libidine della sconfitta, che “…c’è in giro, a sinistra, una voglia di frammentazione crescente, una sorta di voglia (del resto assai ben nota) di sopravanzare tutti gli altri in purezza, correttezza, squisitezza di programmi e di idee. È la libidine della sconfitta, che tanta prova di sé ha dato in passato nell’impedire il raggiungimento di risultati già quasi certi e nella dilapidazione di risultati già raggiunti. Speriamo che questa volta sia battuta.” Continua a leggere