Archive for novembre 2006

In terza persona – Presentazione

 

Il 2 dicembre p.v. alle ore 17,30, nella Saletta delle Arti presso la Libreria Dessì in Largo Cavallotti 17, a Sassari…

presentazione del libro di poesie

di

Giovanni Nuscis

"In terza persona"

(edita da Piero Manni S.r.l.)

In terza persona

presenta

Luca Losito

Intervengono

Antonio Strinna e Antonio Fiori

lettura di testi

di

Nicola Morganti

 

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il muro della morte

 

Avanti e indietro senza sosta

in una sala immensa.

Lui  l’instancabile maestro

noi, l’assito che cigola al suo passo.

 

La morte fa risorgere alla pace

dopo i fumi del bivacco

oltre il cerchio che si chiude.

La morte è un cortile vuoto

letto gelido.

 

La morte è la giornata

tagliata in due dal lampo

ruga che solca l’occhio

e si fa occhio, rabbuiando.

 

Nella morte non ci sono sfumature

né dettagli: sacco che imprigiona

il gatto, il vano dimenarsi.

 

La morte è il clic

che ci elimina dal web.

Volo grandioso di bit

interrotto da hard ad hard.

 

Il nostro nome espunto:

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Subito occupato, lo spazio.

E croci invisibili s’aggiungono

possibili ritorni in vita

da un al di là insperato

di memoria remota.

 

 Giovanni Nuscis

 

Daniela Raimondi - Inanna

Madre pregna di pioggia.

Madre di suoni vergini,

con midollo di musica

e sulla bocca il gorgheggio di un uccello.

Madre che cuci e scuci le acque e le maree

che tieni stretta ai denti l’origine dei fiumi,

l’alfabeto che sgorga sulla lingua dei poeti

e lascia tracce umide,

l’impronta di un agnello bagnato dal suo parto.

Madre del buio-buio

Madre del nero-nero della notte.

Ti muove una sete primitiva,

la stessa fuga dalla luce

che spinge la lepre nel fitto della macchia.

Toccami con le tue dita chiare

ungimi le labbra di un amore cieco.

Come una conca celeste e senza ombra.

Blu dentro un altro blu,

azzurrissimo respiro del tuo cielo

Daniela RAIMONDI  – Rabdomantica (Inanna)          

Nota di lettura di Giovanni Nuscis        

Pubblicata sulle riviste on line La Poesia e lo spirito  (www.lapoesiaelospirito.com) e su Poiein  (www.poiein.it)

 

   Libro organico, compatto, Inanna – ultima raccolta poetica di Daniela Raimondi – attraversato da un nucleo tematico forte, pervasivo: quello della condizione femminile, come osserva giustamente Erminia Passannanti nella puntualissima introduzione a cui si rimanda.

    Questa breve riflessione, invece, per chiarire a me stesso – partecipandone nel contempo l’autrice e i molti estimatori – alcuni aspetti che mi paiono  significativi del suo lavoro, disvelandone, già ad una prima lettura, la qualità alta.

    E comincerei dal suo sguardo persuasivo sul mondo, sguardo intenso ed avvolgente -, e che è quello di una donna, che subito cogliamo ed apprezziamo, in quanto diverso e peculiare rispetto a quello maschile, dominante. Una sensibilità percettiva e descrittiva, quella di Daniela Raimondi, che si fa strumento e cartina di tornasole degli esiti raggiunti; in particolare, dove lo sguardo al femminile non è disgiunto dalla consapevolezza del dono/potere di generare vita (ricorrenti le parole madre, figlia, ventre, utero, pregna), di nutrire (seni, latte, respiro, goccia),  di coccolare e/o dare/ricevere piacere (leccare, succhiare, carne, labbra, lingua, saliva); fluttuando tra la pura materialità dell’esistere, con le sue storie infinite, ed il ritorno, la ricerca, lo sprofondamento nell’origine, nel mito. Scavo, dunque, per via poetica come attraverso la torbidezza amniotica d’uno sguardo intrauterino, divino al tempo stesso, di luminosa chiaroveggenza. Nell’abisso dell’ignoto, dunque, alla ricerca del mistero della vita, compulsandone simboli e indizi che il tempo occulta, o disperde. Ma tra  altere deità e donne in carne ed ossa, sono proprio le seconde col loro fango, il loro sangue, la loro saliva a prevalere sulle prime: “Dio, inginocchiati al suo fianco./Chiedile tu il perdono,/chiedile tu l’assoluzione per il sangue ferito…”  Primato femminile finanche nel dolore: per superiore attrito con la vita in quanto Vita stessa (generatrice di essa e sua espressione altissima), per coraggio/oltraggio primigenio. (“Sono l’amore/sono la rabbia e la fatica./Io che cerco l’infinito in un respiro,/dentro un canto di foglie/o nel lento dondolio del mio dolore.” (“La tua voce è un lamento/che semini fra i glicini e le rose.”): per il destino di creare – loro e soltanto loro – nuova vita (l’arte, allora, per il maschio, non può forse anche intendersi come un surrogato, l’inevitabile ripiego?).  

    Affiorano da luoghi e tempi a volte remotissimi queste donne emblematiche, o dalla cronaca recente, dal microcosmo d’una cucina, di un condominio:  Salomé, Eva, Penelope, Mater Dei; oppure, donne comunissime, come tante. Testimoni spesso silenti ed inermi, senza più voce, che quasi per magia si ritrovano nei versi per raccontarsi, finalmente, e per raccontare noi con occhi creaturali, stupiti, dolenti. Per indicarci l’alternativa possibile di un mondo migliore, poiché non tutto è perduto. Nelle parole  (angeli, bambino, sogno, corpo, dolore, buio), gli archetipi, spesso, di un mondo primigenio: punto di raffronto e di partenza per una storia efficacemente reinterpretata, restituita a chi sembrava esserne stato estromesso, per sempre: per fragilità, per arrendevolezza, per troppo amore verso chi – carne della sua carne – ha confitto su di essa, da sempre, la propria bandiera di vincitore.

    Ma la raccolta, ovviamente, non è solo questo. Molte delle poesie, all’interno delle quattro sezioni (Rabdomantica, Tradescanzia Viridis, Samarcanda e Nuovo apprendistato della felicità), sono piccole storie ricche di suggestioni, di puro incanto, dove le riflessioni s’intessono a descrizioni e a sentimenti. Oltre che a Sylvia Plath, la poesia di Daniela Raimondi potrebbe accostarsi a quella di Annamaria Farabbi, per la sensualità e creaturalità di molte immagini e descrizioni; e a quella di Fernanda Romagnoli, per quei sentimenti che incistano dentro il menage familiare; senza che si possa parlare, però, di casalinghitudine (a cui fa riferimento Giorgio Luzzi nel risvolto di copertina), involando, queste donne, in corpo e spirito, ben oltre le pareti d’una prigione domestica, fin dentro il cuore della  vita e del suo mistero.  

    Non sfugga, infine, di questa poesia, la qualità stilistica: il ritmo, gli effetti fonici tra i movimenti morbidi del dettato, le soluzioni sintattiche e lessicali; l’uso accorto degli strumenti retorici: vedi ad esempio in Rabdomantica, che apre la raccolta, la compresenza di più figure (anàfora, sinestesia, climax).

    Un libro da non perdere.

 

Giovanni Nuscis

 

 

 

Mobydick, 2006

Le nuvole

Pagg. 96, euro11.00

Introduzione di Erminia Passannanti

 

 

    Daniela Raimondi, poeta e narratore, è nata in provincia di Mantova ma risiede dal 1980 a Londra, dove insegna. E’ vincitrice di numerosi premi di poesia tra i quali, per l’inedito, il Premio “Montale Europa” edizione 2004.

Angelo Mundula

distacco

Il distacco

 

Nessuno può staccarsi dalla sua città:

lo inseguono le immagini dei suoi antenati

le strade in cui sono passati e qualche

frase buttata qua e là

vecchia lingua dei padri.

Dappertutto i coriandoli di una vita

finita che non finisce mai

dentro negozi case cortili. Da qualche

parte la scritta di un nome

destinato a morire e tuttavia

imperituro. E neppure al cimitero

muore nessuno. Tutti sono vivi in questo

coro sommesso e clamoroso.

 

Angelo MUNDULA – da: "Americhe infinite", Spirali 2001

Vittorio Sereni

uomo in montagna

Autostrada della Cisa

 

Tempo dieci anni, nemmeno

prima che rimuoia in me mio padre

(con malagrazia fu calato giù

e un banco di nebbia ci divise per sempre).

 

Oggi a un chilometro dal passo

una capelluta scarmigliata erinni

agita un cencio dal ciglio di un dirupo,

spegne un giorno già spento, e addio.

 

Sappi – disse ieri lasciandomi qualcuno –

sappilo che non finisce qui,

di momento in momento credici a quell’altra vita,

di costa in costa aspettala e verrà

come di là dal valico un ritorno d’estate.

 

 

my city

Sulla carne viva del giorno

come lame

senza un grido, una smorfia:

postumi a noi stessi

di quel nanosecondo

che ride, di spalle.

Ciò che sembra precipizio

smottamento, marea oscura

è anticipazione di un passo.

Le parole e le attese

disegnano solchi, ordiscono salti

da fredde bocche di pesci.

Saremo mai, ti chiedi

ciò che vorremmo?

Dolgono membra invisibili, sbattendo

contro angoli invisibili.

Nell’acqua, radice tenerissima

cammini, senza attecchire.

 

Giovanni Nuscis  (da: "In terza persona" – Piero Manni S.r.l. 2006)