Archive for aprile 2012

Francesco COSSU – CINQUE POESIE

L’anacronista

Poesia? Oggi? No, affatto.
È doverosa omissione,
stupro di sogni.
Catturare un vuoto
che ti respinge.
Il vissuto è svista,
mai calcolo; il verso è trasporto
mai dettato.
Pelle, fibre, muscoli:
son consonanze, non somma.
Poesia: è uno specchio
di cielo sospeso dentro
l’ingombro dell’agire automatico.
Canta il dubbio,
professa l’inarrivabile,
la cornice del testamento.
Una meta che tanta dolcezza
ricopre di vanità.
L’ascolto di alte frequenze
d’amore e annullamento
sterminate. Continua a leggere

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Francesco PASELLA – CINQUE POESIE

Anestetizzato sul ring

Gli ultimi pugni,
a dispetto di garze e flebo.
Testate contro la morte,
preludio di un esodo infelice
tra quattro mura nemiche.
Arse le labbra
chiedono ristoro.
Livido e fratturato
dall’ultima fuga.
Sbarre invalicabili
come un avversario invincibile.
Neanche la consolazione
di un’ultima sigaretta.
Il ricordo del tuo angolo di mondo
protetto da pochi metri di parete.
Incespicano i passi e gli scatti
nella notte degli anni.
Lo sguardo è vitreo,
il respiro affannato.
Un quadrato con fitte funi
impossibili da scavalcare
è l’asettico letto straniero.
Suona la campana dell’ultimo round.

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VERSO UNA VERA FESTA DEL LAVORO

 

1.       SONO CINQUE MILIONI

Osservando i dati Istat più recenti, apprendiamo che sono cinque milioni in Italia le persone che cercano  un’occupazione, tra inattivi, sottoccupati e disoccupati. Persone, dunque, che hanno perso il lavoro a seguito di un licenziamento o che non l’hanno mai trovato, o che sono alla ricerca  di un’attività che li impegni maggiormente, poiché quella che svolgono è insufficiente. Tutti, ad ogni modo, potenzialmente impiegabili nel processo produttivo. Continua a leggere

25 aprile 1945 – 25 aprile 2012

“Fin da marzo a Milano era stato costituito un “Comitato insurrezionale” formato da Luigi Longo, Sandro Pertini e Leo Valiani che la mattina del 24 aprile, dopo le prime notizie provenienti da Genova, prese la decisione di dare inizio all’insurrezione nel capoluogo lombardo; la sera dello stesso giorno le brigate SAP diedero inizio ai combattimenti nelle fabbriche della periferia, mentre alcuni reparti garibaldini si avvicinavano da sud e da ovest. Il 25 e il 26 i partigiani fecero notevoli progressi e raggiunsero la cerchia dei Navigli, mentre alcuni reparti fascisti avevano già abbandonato la città. I tedeschi restarono in armi nei loro quartieri, senza combattere secondo gli ordini del generale Wolff; la Brigata Nera Aldo Resega abbandonò le sue posizioni dentro la città, la Guardia Nazionale Repubblicana si sciolse spontaneamente. La Guardia di Finanza si unì agli insorti, mentre la Decima MAS, invece di ripiegare in Valtellina, rimase accasermata e si arrese senza combattere. Il 27 aprile alle ore 17.30 arrivarono per primi in città con poche difficoltà i garibaldini delle brigate dell’Oltrepò Pavese guidate da Italo Pietra “Edoardo” e Luchino Dal Verme “Maino”. Il 28 aprile arrivarono i partigiani delle Brigate Garibaldi della Valsesia di Cino Moscatelli, provenienti a Novara, mentre altri reparti occuparono Busto Arsizio e le strade per la Valtellina su cui in teoria avrebbero dovuto ripiegare gli ultimi reparti della RSI.” Continua a leggere

Usciamo dal gorgo

di Paolo Flores d’Arcais, da “Il Fatto quotidiano”, 17 aprile 2012

La parte migliore dell’Italia rischia di essere trascinata in un gorgo dove l’unica alternativa alla disperazione sembra la rassegnazione o addirittura la fuga dalla realtà. Sempre più spesso, persone che mai avevano rinunciato alla passione civile, alla razionalità critica, all’impegno, annunciano agli amici l’intenzione di “dimettersi” dalla cittadinanza attiva: da anni non ascoltavano i Tg, perché megafoni “falsi e bugiardi” dell’establishment, ma ora non leggeranno più neppure quel quotidiano e mezzo che racconta il mondo vero, perché questo mondo vero è troppo disperante, alla ripugnanza del regime di Berlusconi è seguito un governo Napolitano-Monti-Passera che ne perpetua l’iniquità con uno stile meno sboccato e più accattivante, e poiché nessuna opposizione “repubblicana” si profila all’orizzonte, meglio “evadere” con qualche buon libro o addirittura qualche serie tv a lieto fine, altrimenti si finisce nel suicidio (e le cronache ci ammoniscono che non è un modo di dire). Continua a leggere

Super-manager, questi costano come i partiti

Cinquanta stipendi d’oro 2011 valgono quanto un anno di rimborsi elettorali. E i capi azienda affrontano la crisi con il posto fisso. Il loro.

di Vittorio Malagutti e Giorgio Meletti, da il Fatto quotidiano, 13 aprile 2012

Scordatevi il posto fisso”, moraleggiava pochi giorni fa il presidente di Mediobanca, Renato Pagliaro. Nell’occasione si è dimenticato di spiegare all’attonita platea di liceali milanesi come mai nel 2011 la sobria banca fondata da Enrico Cuccia ha premiato l’amministratore delegato Alberto Nagel con 384 mila euro una tantum per i vent’anni di anzianità aziendale. Pagliaro e Nagel certo non sarebbero i testimonial più adatti per convincere i lavoratori italiani a non restare avvinti come l’edera al posto fisso, mentre sono ottimi per dimostrare che quanto a coerenza tra il dire e il fare i grandi manager italiani non sono migliori dei politici. Continua a leggere

Il reddito minimo garantito

Perazzoli: “In Germania fino a 1850 euro al mese, in Europa solo l’Italia non ha il reddito di cittadinanza”

di Ignazio Dessì
L’asse Monti-Fornero batte la lingua sul tamburo intonando il mantra “più licenziabilità più posti di lavoro per i giovani” e il magico cilindro governativo sputa fuori un nuovo articolo 18 dello Statuto dei lavoratori frutto della mediazione con la politica. Ma nella realtà proliferano gli esodati, i disoccupati e i disperati che si suicidano. La società italiana è in fermento e la categoria lavoratrice sembra percossa da un senso di impotenza. Del resto dopo il licenziamento si avrà diritto a 12 mesi di indennità (Aspi) e poi si finirà sulla strada. Così quando per forzare la mano e far passare le riforme auspicate dal trionfante mercato molti esponenti del governo fanno riferimento a quanto esiste in Europa dimenticano quella parte di tutela sociale (la più importante) che il Vecchio Continente offre ai cittadini. In primo luogo il Reddito di cittadinanza che nel resto d’Europa è considerato un diritto fondamentale e solo l’Italia, insieme alla Grecia e all’Ungheria, continua a negare. Dell’argomento abbiamo parlato con Giovanni Perazzoli, penna di punta di Micromega, direttore di Filosofia.it ed autore di alcune illuminanti pubblicazioni sull’argomento. Continua a leggere