Archive for gennaio 2009

Vedi alla voce: genocidio. Contro tutti i genocidi della storia.

WannseeHouse01

 

OLOKAUSTOS

§§§

 

Filmato da YOUTUBE

§§§

Diario di Helga Deen tradotto in Italia da Marika Viano,

uscito nel 2009 per Rizzoli

helga deen

Corriere della sera  del  16 gennaio 2009

Testimoni. Esce da Rizzoli il quaderno della diciottenne olandese scritto nel campo di concentramento e rimasto segreto per quasi sessant’anni

Diario di Helga, l’ amore perduto in un lager

Le lettere al fidanzato dell’«altra Anna Frank»

Sabato 12 giugno 1943 Oggi sono passati 2 mesi e mi sento così profondamente infelice. Per tutto questo tempo sono stata allegra e forte, anche se sono successe tantissime cose incresciose, talmente tante che non si possono appuntare tutte. Abbiamo dormito troppo poco e io sono così terribilmente stanca che a volte tutto si accumula. Forse sono una grande egoista, ma tutti i giorni arrivano dei pacchetti e Greet, la ragazza accanto a me, riceve sempre qualcosa dai suoi conoscenti. A Gerda stasera è arrivata una salsiccia, ma una così bella. Qualche volta vorrei ricevere qualcosa da voi, non perché ho fame, ma perché me lo mandate voi. Anche se tutti, ma proprio tutti, sono gentili con me, io mi sento così sola. Ogni giorno vediamo la libertà al di là del filo spinato. C’ è anche un sentierino, contornato di arbusti e betulle, che finisce molto in lontananza in un campo di grano. Spesso vagheggio che tu lo trovi e che io possa vederti comparire alla sera. Uffa, non si può mai star da soli, tutto intorno è un continuo litigare e sbraitare. Tu stesso lo avrai esperimentato a Haaren. A volte è come se dovessi rimanere qui per sempre, ma comunque è impossibile. Adesso lavoro all’ospedale, faccio le pulizie. Se la svignano tutti, tranne Greet e io. Credo che noi siamo troppo ammodo, perché se c’ è del lavoro da fare, generalmente siamo le uniche a rimanere incastrate. Naturalmente ce la prendiamo con tutto comodo, ma è normale se la notte si dorme troppo poco! Il giusto mezzo qui non esiste. Da una parte hai le bestie da soma e gli operosi e dall’ altra i fannulloni. E se a volte ti ritrovi in mezzo a donne ebree tedesche, che impartiscono ordini, anche i peggiori sembrano migliori, basta solo che uno sia gentile e cortese e non ti ringhi contro, ma ti offra un pezzo di pane e una tazza di tè. Oggi la roba da mangiare era acida; sicuramente a causa del caldo. Signore, mi sento di nuovo un po’ meglio, ora che ho scritto un pochino mi torna il buonumore. Lo farò più spesso comunque. Non è che oggi pensi di più a me? Martedì 15 giugno 1943 Sembra un’eternità e quanto durerà ancora. M. era qui, avrebbe dovuto portare qualcosa. Non l’ ha fatto. Dio, non vedo né un principio né una fine, sembra resterò qui in eterno. Oggi tutto è nero e tetro, non un solo puntino di luce. Ho pianto fino a poco fa, ora scrivo: scrivere mi dà sempre sollievo e mi ridona fiducia. Appello, fra poco continuo. È già pomeriggio. Forse vado subito a passeggiare per un poco con mia madre. È stata una giornata così terribile. Stamattina ero rimasta coricata, perché non mi sentivo bene. Agognavo un po’ di pace, ma qui essere malati è la cosa peggiore che ti possa capitare. Non c’è pace, tutto il giorno è un bisticcio continuo, la «plebaglia» si insulta, sbraita, i vecchi contro i giovani e viceversa. Sono tutti tremendamente asociali qui. Ognuno pensa a se stesso, nessuno capisce niente; molti, generalmente i ragazzi, non si rendono neanche conto della situazione, pensano di essere qui per divertirsi. Nonostante le continue richieste educate degli altri, continuano a cantare, schiamazzare e ridere fino alla sera tardi. Non hanno rispetto per nessuno, né malati, né anziani. Prendono addirittura in giro una ragazza che era una suora. Anche se hai una fede incrollabile, sono offese che fanno male, pur sapendo da quale pulpito arrivano. E io stessa sono andata da loro, volevo parlargli: ma mi hanno solo deriso. Non capiscono niente, e non vogliono proprio capire. Attraverso un pezzetto di finestra ho visto tramontare il sole, oro fuso dietro a luccicanti foglie di betulla. Un silenzioso fuoco sacro. Com’è possibile tutto questo? Da una parte quella bellezza sacra, tranquilla, e me stessa e dall’ altra questa atrocità rivoltante. Voltavo le spalle all’ uno, mentre non potevo raggiungere l’ altro e mi sentivo così sola. Greet piangeva, anche per il disgusto, per l’ indescrivibile dolore che tutto questo causa. Dio mio, perché deve esistere una cosa del genere, perché le persone devono rendersi l’ un l’ altra la vita così difficile? Questi sono quelli che si chiamano primitivi istinti di sopravvivenza. È qualcosa di terribile, ma io non credo che me ne lascerò mai trascinare, perché mi disgusta. Qui corre voce che domenica ci sarà un altro convoglio. Si vive nella miseria più totale. Neanche i sogni ti appartengono più. E allora ti tormenta dentro la miseria più tetra: tremenda, frastornante, urlante, ossessionante. Oppure sogni il cibo, le leccornie più diverse. Stamattina nel mio sogno, mi hanno messo davanti tante fette di pane con marmellate di ogni tipo, ma erano irraggiungibili, e pensare che non ho neppure veramente fame. La tensione costante e tutto il resto logorano i tuoi nervi e chi non ha una volontà di ferro finisce a pezzi. Ma io la volontà ce l’ ho e resisterò. E poi c’ è anche quello che ho visto ieri sera, anche se non potevo raggiungerlo. Finché lo tengo costantemente di mira, il pericolo di soccombere e venire sopraffatta non è così grande, credo. E se nonostante la mia volontà dovessi soccombere, allora vuol dire che doveva andare così. Forse questa è la prova del fuoco oppure è il volere di Dio, a cui devo conformarmi, rassegnarmi. Comunque tienimi stretta, la notte fammi riposare sul palmo della tua mano, come un tempo la tua principessina e allontana i brutti sogni. Dammi pace, pace e forza. * * *

La storia Uccisa con la famiglia nel luglio ’43 I testi che pubblichiamo in questa pagina sono tratti da Non dimenticarmi. Diario dal lager di un’adolescenza perduta, da oggi in libreria per Rizzoli (traduzione di Marika Viano, pp. 184, 17).

L’autrice, Helga Deen, ebrea olandese, aveva 18 anni quando dal campo di concentramento di Vught cominciò questo diario in forma di lettere al fidanzato, Kees van den Berg. I due ragazzi non si sarebbero più rivisti: Helga, deportata il primo giugno 1943, venne uccisa con la famiglia il 16 luglio. Il diario, uscito fortunosamente dal campo di Vught è stato conservato da Kees e soltanto nel 2001, alla sua morte, il figlio Conrad lo ha ritrovato e consegnato all’archivio di Tilburg.

Deen Helga  Pagina 39

Annunci

Pasquale VITAGLIANO. “Trittico”

occidente

 

OCCIDENTE I

Non c’è più il Jazz !
Tornano le velette e i redingote,
Infilzate sulle baionette:
Vecchie arie decadenti
Di operette belle époque
Strozzate
(Ormai non più)
Dalle marce militari.
E’ tornata la Serbia !
Luogo del passato,
Parola da Bignami,
Eco di walzer.
Film-cutting :
Stregoneria moderna
Che riempie
Il silenzio,
Che colora
Il bianco.
Lontani da ieri.
Lontani da lì.
Ancora su lama tagliente
Si dividono
Le Grazie
Dalle cocottes.
……………………………………………
Olive, vodka e…
Perché no,
Caviale.

Bon Appètit

*

OCCIDENTE II

Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
E’ un sorso d’acqua,
Il luogo della distanza,
Il lavoro,
E una lingua bastarda.
O è vagheggiare
Il passato
In simulacri
D’Avanspettacolo :
Caffè e lungofiume.
Ti ricordi del ‘92?
E’ passato
Sotto il ponte di Mostar.
Noi lo aspettavamo a Parigi,
Poi ognuno
Se ne è tornato da solo.
Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
Non è l’armonia
Di uno spartito.
Forse è la casbah
Delle lingue;
La Porta d’Oro
Ai semafori;
Gli acidi approdi
Della fame.
Non è il grasso accento
Dei barbari.
Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
E’ la tristezza
Dell’Avvento;
La quiete verde
che inumidisce
l’essere.
E’ il vicolo
che si spopola;
E’ la fabbrica
Che si svuota.
E’ il viaggio di nozze.
Non è il peraspro
O la ferula rotta.
Non è la croce d’ulivo.
Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
Non è l’aridità
Del calvario;
Il cranio arso
Dei colli.
Non è liberazione.
Dalla Murgia
Non si vede ancora
L’Europa.
Dalla Murgia si sono visti
Gli spari in Jugoslavia.
Dalla Murgia
Si vede
La terra
Delle aquile uccise.
E si vedono
Le cupole delle chiese
Che sembrano
Minareti
O seni.
E per questo,
Di giorno
Sono soli
E di notte
Sono lune.

(La Murgia è una zona collinare molto aspra della Puglia che degrada verso la Basilicata)

*

OCCIDENTE – Apocalypse

Anche tu hai atteso
Sulla Promenade,
Uomo di scoglio
E di terra salata,
Tre vecchie signore
In carrozzella
E certi scrittori
Affacciati ai Caffè
Sui fiumi rumorosi:
Acheronti senza approdo.
L’ Europa perse il mare:
Non ha più mappe, né recapiti.
Se fu difesa in Cambogia,
Lungo la via dell’Orrore,
A Gerico fu perduta.
Non contro nomi di Popoli,
Contro inerti nomi
impronunciabili.
E senza mare
La porta d’Otranto
Non portò al cielo
Ma ad un castello
Abbandonato.
Chi attese al Bosforo,
Fu ingannato:
A Panama
Era il passaggio.
Eppure le Tigri
Non passeranno da lì.
E adesso attendono
Sulle Black Hills.
Per loro il sangue
Fu nutrimento;
Non fu un fiore
All’occhiello.
E la capitale
Del Nuovo Ordine
non sarà più Roma
Ma Bogotà o Pechino:
Mucchio selvaggio di volontà,
Primo incesto di purezza,
Danza cieca
E acutissimo canto:
Grande illusione d’ombre.
Portate le navi in arsenale.
non è più il tempo di viaggiare.
Prore sono le facce approdate
Sulle nostre tovaglie sparecchiate:
Naturalismo ottocentesco
Non è più l’orizzonte.
Adesso è soqquadro.
La storia non è finita in Occidente.
E la caduta dei Ciclopi
Non sarà la vittoria di Davide.
E’ suonata la ricreazione.
Lanciammo i bianchi reggiseni
E ritirammo il mare:
Non c’è più la frontiera.
Ed è rimasta una piaga,
O una piega,
Una smagliatura:
Smarrendomi in essa,
Un tempo
Bronzea sponda,
Chiedo a te,
Viaggiatore immobile:
Chi sono i barbari?
Chi sono i pionieri?
Noi chiamiamo
Villaggio Globale
Quello che fu solo
Un recinto:
A chi una tanica d’acqua;
A chi un paio di scarpe.
Per voi il gsm;
Le paure dell’euro
E dei cinesi.
I templi dell’Epiro,
Distrutti dagli Illirici,
Non valgono il pianto
Di un chador,
O il sudore di spezie.
Chi si chiamò Skandemberg
Non servirà il nostro pranzo,
Non lo fermerà il leone.
Save Our Souls.
Risponderà il silenzio.
Ci rimarrà: http www
Indirizzo invisibile,
Recapito inesistente,
Per una pietà umana,
Nient’altro che parola,
Senza più
Umanità.

Fabrizio DE ANDRE’ – (1999 – 2009: Assenza, più forte presenza…)

Fabrizio_De_Andre

Preghiera in gennaio

Altri video

(Anche sul blog la Poesia e lo spirito)

Premio di poesia

05-san Nicola Sassari

II Edizione Concorso Internazionale di Poesia

L’Isola Dei Versi

SCADENZA: 30 Aprile 2009

BANDO

 

II Edizione Concorso Internazionale di Poesia

Buio di corpi

immigrati

In qualche angolo di tempo, tutti siamo stati gli ultimi

 

Due metri di ossa.
Il figlio minuto saltella
tra i fusti sottili delle gambe,
fasciate da jeans corti e svolazzanti.
Scambiano battute e ridono
nel loro idioletto afro italiano.
Dietro un altro padre
col figlio infagottato e pallido,
silenziosi e tristi.
Li vedo scendere dalla scala mobile,
verso il market e l’uscita.
I bambini hanno grembiuli identici.
Guardo le nuche e le spalle offerte
a chi potrebbe colpirli da dietro.
Sono ancora più fragili
pensati in questo modo
affidati al buon cuore del mondo.
Ho immagini dentro di possibili agguati
a un buio di corpi che inquieta.
Non siamo forse lucidi
ed empatici abbastanza vivendo
tra imperfetti Abeli e Caini,
nel pianto secco di greti abbandonati
che scuote e resiste nei millenni.
Tornano immancabili la rabbia
e la pietà
girando come ruote impazzite.
Soffio sulle vele ebano di un padre
e di un figlio. Viaggio qualche metro
con loro, e la loro gioia.
Penso ai loro simili che crescono
come non si sa, nel fosso d’un continente
di luci che vacillano e si spengono,
che abbagliano solo nel nero più nero.


 

Michele RANCHETTI “POESIE SCELTE edite e inedite”

michele ranchetti

Il testimone si confronta
solo col testimone e acquista
nel trasmettere un senso.
Non è una verità ma un lascito
ciò che da mano a mano
percorre l’esistente.
Nel dare si compone
il tempo delle mani.
*
Curo, come vedi, un giardino
piccolo, su misura
del bambino che in me
vive da adulto: figura
del mio premio terrestre.
Alberi senza rami, recisi
dal gelo dell’eterno, frutti
su tronchi inesistenti
uccisi dai silenzi.
Terra senza colore, lutti
aridi, spoglie, muore.
*
La linea della vita della mano s’arresta
a una croce: dirotta, poi, dentro il palmo
ad incontrare segni più leggeri di ferite
malattie morti stravaganze, precipita
in un solco più fondo sino alla più certa
fine vicino al polso e nel tragitto
crepe di dolori, fitte sofferenze, tagli
(amori collinari dentro l’ombra)
delle alture lunari delle dita.
*
I)
Ora, sono i dolenti a morire: i testimoni.
Io, solo tra un morto e me, in infinita
distanza dalla vita.
II)
I luoghi santi da percorrere ancora
ma prima del silenzio nell’itinerario
della mente incrociata da diverse
fedi secondo il secolo.
III)
Tra il silenzio imminente e la parola
che trema per la mia voce si distinguono
voci diverse dalla mia secondo il tempo
che le incrocia e le abbatte come forme
prive di senso.
IV)
Scendi a trovarci come se fossimo
io e tua madre il giardino
della tua infanzia e noi vecchi il sorriso
nella desolata tragedia del tuo vivere
senza un incanto, fissa nell’assenza
d’aria e di luce nel presente
inorridito dal brivido di morte
di ogni cosa vivente contro di te
che ne rimani illesa.
V)
Quanto, diceva mio padre, mi dovrete
rimpiangere, quando sarò morto.
Non è stato così, ma è stata
una corsa a raggiungerlo
tra mio fratello e me,
e lui l’ha vinta. Ancora
io gli serbo rancore.
VI)
Un morto mi è
caduto addosso, io volevo
che andasse altrove
dove già era
ma via da me… Anzi volevo
stare solo con lui
ma senza la sua morte.
VII)
All’aprirsi del giorno non sai
se la luce più ti riguarda: i fatti
sono morti nel sonno: accadere
vivo non sei più presente.

*

Michele RANCHETTI
POESIE SCELTE edite e inedite
Anterem Edizioni, 2008
Saggio di Marco Pacioni

*


Altre poesie e saggio di Marco Pacioni  su Rebstein

Recensione di Alessandro Zaccuri su LPELS

Altre poesie di Michele Ranchetti su LPELS

Lettera a Renato Soru

renato soru

 

Caro Renato Soru,

 

scrivo per esprimerle la mia preoccupazione – assai diffusa, nell’isola – che la coalizione di destra, che fa riferimento a Cappellacci, possa davvero farcela a vincere le prossime elezioni regionali. Sarebbe a mio avviso un colpo mortale per la Sardegna, e per l’azione politica da lei intrapresa in questi anni. I valori della coalizione avversa li conosciamo o li intuiamo, senza troppi voli di fantasia e di memoria. Non sappiamo ancora chi è Cappellacci, ma conosciamo il suo "datore di lavoro", e cosa ha fatto e cosa intende fare di quest’isola: un paradiso per lui e per i ricchi e furbi come lui;  una colonia neppure dell’Italia, ma sua  personale, governata da amici devoti,  fedeli e solerti come domestici privati. I sardi sono già stati avvisati: l’isola avrà finanziamenti e sostegni solo se farà parte della stessa scuderia del gran capo.

Ma non tutti, vivaddio, sono disposti a vendersi e ad abbassare la testa, anche se la dignità ha il suo costo.

 

Su tre aspetti importanti, a mio parere, bisognerebbe meglio riflettere nel breve tempo che precede la consultazione elettorale:

 

1. Il forte bisogno di eticità, nella società e da parte di coloro che ambiscono a rappresentarla; si sente il bisogno di personalità esemplari, del mondo professionale e intellettuale; persone che stanno fuori dalla politica, pur avendo capacità di ascolto, di mediazione e di interazione coi propri simili; personalità che abbiano dimostrato di saper fare qualcosa nella loro vita, e che non intendono fare della politica un mestiere; la coalizione che si candida dovrebbe a mio parere dare segnali forti e simbolici di cambiamento: primo tra tutti, che si dimezzi il compenso dei consiglieri regionali, inaccettabile in mezzo a tanta miseria crescente; sarebbe un segnale forte e tangibile della sinistra, coerente con la sua pretesa di "diversità", e di esempio a livello nazionale.

 

2. La crisi della politica, vista dal di fuori, è dovuta forse in misura prevalente alla complessità dei temi, e alla difficoltà di compattarsi (le forze di sinistra) intorno ad una decisione comune e univoca; paradossalmente, proprio là dove c’è più confronto e democrazia – rispetto alla coalizione di destra che (a livello nazionale) si presenta verticistica e compatta (seppure non esente, com’è noto, da contrasti interni) – si avverte  nella sinistra, assieme a non poche contraddizioni, una persistente debolezza, mancanza di coesione,  lontananza dalla sensibilità e dalle esigenze reali della gente;  da ciò, indubbiamente, deriva la diffidenza dei cittadini verso i suoi rappresentanti politici.

Si rende perciò necessario, oltre che proporre una squadra coesa sui programmi, sulle modalità del confronto, e sui processi decisionali, adottare strategie comunicative accorte ed efficaci, rispetto a quelle praticate finora, e  mirate a:

a. meglio informare gli elettori, a consuntivo, sulle molte e meritorie attività fin qui svolte dal governo regionale; reiterandola, l’informazione, affinché gli elettori abbiano piena cognizione del lavoro fin qui fatto, e non lo dimentichi (il repetita iuvant, in un mondo bombardato dai media, e sempre più psicolabile, si rende purtroppo necessario);

b. anteporre la svolta etica (sub 1) a tutte le altre, spiegando le ragioni che hanno indotto alla scelta dei candidati e dei vari punti del programma;

c. spiegare in sintesi – ma con possibilità di approfondimento – le strategie politiche della coalizione nei vari settori; gli aspetti di continuità e quelli di cambiamento;

d. creare filiere nei vari settori (con istituzioni politiche locali e del mondo accademico, professionale, intellettuale e produttivo; coi cittadini, rianimando le sezioni dei partiti facendole lavorare – con rapidità e professionalità – avvalendosi dei nuovi strumenti informatici, al fine di renderli organismi di raccordo con la società, per meglio ascoltarla e coinvolgerla ogni volta che ce ne sarà bisogno, anche attraverso mail list ed interviste);

e. informare costantemente e reiteratamente la collettività sulle cose realizzate, quelle che si vorrebbero fare e gli ostacoli alla loro realizzazione, tenendo conto dei suggerimenti.

 

3. Tra tutti gli interventi che la coalizione di sinistra ha in programma nei vari settori, è necessario esplicitare quelli a tutela dei posti di lavoro a rischio, e quelli che prevedono la creazione di nuovi posti di lavoro.

 

 

Si tratta, come vede, di cose in parte già dette, ma che non vanno dimenticate, se si considerano i mezzi potenti e inapparenti di chi ben altro destino ha programmato per quest’isola.

 

 

Le auguro ogni bene, e di riuscire a vincere questa  dura battaglia.

 

Giovanni Nuscis     

 

 

(*) Lettera inviata privatamente al Governatore della Regione Sardegna