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ALCUNE MIE POESIE TRATTE DALLA RACCOLTA  

"IN TERZA PERSONA"

SONO OSPITI DEL BLOG DI PIERA CHESSA

I MULINI A VENTO

In terza persona

Un’autoantologia di mie poesie è ospite nel blog di

Francesco Marotta

La memoria del tempo sospeso

In terza persona

 

Sono ospite sul blog "La costruzione del verso" dell’amico e poeta Gianfranco Fabbri:

www.frucco.splinder.com  

Leggi recensione:

Giovanni Nuscis, con il suo libro “In terza persona”, lascia nella mia mente una traccia variegata, fatta cioè di più ipotesi di lavoro. Un verso, il suo, che viene come rappreso in una sorta di gelatina multi cromatica, dai toni ora immaginifici, ora invece cerebrali e metapoetici. E’ il primo tocco, quello che prediligo, anche se dichiaro la mia disponibilità a farmi permeare dalla bella intelligenza dell’amico sassarese. Gli scampoli del corredo da me preferito sono quasi tutti “eccellenti” –sia per compostezza formale, sia per tocco personale -. Già a pagina 8 mi riesce di gustare un quadro “urbano” fatto di sapori e di venti occidui; laddove il poeta scorge in lontananza l’isola dell’Asinara, persa chissà in quale caligine, secondo il punto di vista geografico di Porto Torres. Si possono leggere le staticità degli stabilimenti industriali in parziale dismissione –modi ipodinamici di un dio che stia per morire-. “ Pesco sereno nel buio: lo sguardo // rivolto all’Asinara, redenta // le spalle di San Sebastiano, oltre le nubi del bucato che il vento increspa; …”.  “In terza persona” è, in sostanza, una piccola bugia, ma potrebbe essere anche un progetto di lavoro. In realtà, Nuscis parla molto di sé e delle proprie istanze, ma rigetta subito con forza l’intenzione di voler comporre una sorta di diario personale. E ci riesce, dal momento che la raccolta viene da me assorbita come una specie di bollettino di viaggio, (montaliano talvolta, e comunque novecentesco) molto aperto alla condivisione altrui. Accanto alle immagini dei luoghi, appaiono pure i toni di un registro impegnato sul fronte sociale, se non proprio politico. Un acconsentire a diffondere la voce di tutti, l’equanimità integrale. A livello stilistico, numerose sono le allitterazioni e le assonanze, le quali sanciscono un ritmo musicale non ortodosso, seppure marcato da versi eterogenei (talvolta pregiati, a numerazione sillabica dispari, talvolta invece più lunghi e irregolari). Questo “In terza persona” obbliga quindi a viaggiare nel sali e scendi di un’altalena che comporta le folgori intimistiche (“Sei dentro di te e in ogni cosa…” … “Vedi il bianco negli occhi dell’inverno” … “Nudo è il viale. Tu di lana fino ai denti, gli canti le ossa …”), quanto le pontificali dichiarazioni logiche, di matrice metapoetica: due strade opposte –l’una afferente/creativo/immaginifica, l’altra efferente/gelificante e razionale- che credo siano le diverse facce di una stessa medaglia.

Gianfranco

Primo maggio e due giugno…

Efesto, dio del fuoco e fabbro degli dei

Primo maggio e due giugno.
La grandezza dei colpi di martello.
Un corpo fatto a pezzi e ricucito
ci saluta ogni anno, più magro
per degenza infinita.
Applausi e basso tuba coprono
colpi, ormai, che non si contano. Non
tanto le penne d’alpino
ammainate dal tempo.
Ma le pene del reduce di oggi,
d’ora in ora sopraffatto.
Nubi di ghisa non lasciano
salire un corpo orante
se pane, solo, vuole.

Giovanni Nuscis

Da: “In terza persona” – Manni, 2006

Sarò ospite per alcuni giorni, e con testi tratti dalla raccolta "In terza persona", letti da Rita Bonomo

a

"progetto di lettura"

nel blog di Roberto Ceccarini

"oboesommerso"

www.oboesommerso.splinder.com

 

 

Filo d’erba…

erba

 

 

Né braccia né gambe

e una testa acquatica.

Da valve vuote, persino

la memoria della perla;

salendo come bolla

in superficie:

per moto naturale,

pur tra qualche muso

freddo di pesce –la pancia,

si sa, con ben altro…-

o divertito, nel capriolare

già in altra rotta.

 

(Inedito)

 

 

*

 

Noce che si spacca nel periplo d’una vasca

e trova la luce il gheriglio.

Barche i gusci salpano da pareti immense, bianche

tra colpi secchi che richiamano confini, ore, acqua.

         Un gorgoglio precede, ogni tanto, il silenzio:

              del livello ormai sceso

                   dei gusci capovolti che si cercano.

 

 

(da: “In terza persona” – Manni, 2006)

 

 

*

 

Conservo un filo d’erba

sulla lingua,

non lo vedrò piegarsi, e marcire.

Un filo che lega e ravviva

una città sbiancatasi alle spalle.          

E’ il viatico degli anni

l’architettura che resta, 

con la caduta dei mattoni

che il vuoto rende più leggera.

O, se si vuole, una fede banale,

come pantaloni che proteggono

dai graffi d’un sentiero frastagliato,

così fitto da richiudersi alle spalle,

dopo il passaggio, prima

che si crei un varco

davanti.

 

(da: “In terza persona” – Manni, 2006)

 

 

 

condominio

 

La tivù è spenta.

Passata l’ora del massimo ascolto

verranno a notte fonda i briganti

e i lupi mannari,

senza bussare sul video;

saranno su di noi

come schizzo di colore

su grigia cartapesta.

 

Non prendono sonno i doveri.

Lettere e suoni, fuori posto

si ricompongono

nello studio ancora  illuminato;

vuota, una gabbia galleggia, per ore

fino a quando insorge la stanchezza.

 

Pesco sereno nel buio: lo sguardo

rivolto all’Asinara[1], redenta

le spalle a San Sebastiano[2],

oltre le nubi di bucato che il vento increspa;

e agli studi della Rai:

luce fioca e muta, sul cortile.

 

Un camion della spazzatura precede

un’interminabile fila che

pazienta ogni notte, senza suonare

senza svegliare chi dorme.

 

 

Giovanni Nuscis – (da: "In terza persona" – Manni, 2006)


[1] Isola situata a poche miglia da Porto Torres, sede, fino a pochi anni fa, dell’omonimo carcere di massima sicurezza.

[2] Il nome delle carceri di Sassari